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Il caso Spotlight Recensione


Il caso Spotlight Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Nei primi anni 2000 il team “Spotlight”, composto da alcuni giornalisti del Boston Globe, inizia a indagare in merito ad accuse di pedofilia su minori da parte dei preti della chiesa cattolica di Boston. Con il proseguo dell'inchiesta emergeranno verità scomode e l'ostruzionismo dell'istituzione religiosa.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
Voto utenti: 3/5



Presentato fuori concorso alla 72° Mostra del Cinema di Venezia, Spotlight è il quinto film dell'attore e regista Tom McCarthy, celebre per la sua opera prima, datata 2003, The Station Agent e per il sorprendente e poco considerato L'ospite inatteso. Dopo recenti prove non totalmente riuscite come l'indipendente Mosse vincenti e il deludente The Cobbler (uscito nel 2014 e ancora inedito in Italia), McCarthy prova a rilanciarsi raccontando la storia vera dell'indagine di un gruppo di giornalisti del Boston Globe che portò allo svelamento di uno scandalo di pedofilia che coinvolgeva l'intera chiesa di Boston.

Accolto con grandi applausi e critiche entusiaste al Festival di Venezia, dove molti l'hanno considerato il miglior film della rassegna, Spotlight riprende con mestiere e precisione quella celebre tradizione del cinema americano di stampo classico, sfruttando il genere drammatico con un'anima civile e d'inchiesta. E infatti McCarthy, pur con le dovute proporzioni, guarda a quei film della New Hollywood degli anni '70, uno su tutti il capolavoro di Alan J.Pakula Tutti gli uomini del presidente, dove l'importanza del giornalismo (e non solo) e sua rappresentazione cinematografica venivano filmati a meglio. Certamente Spotlight ha qualcosa in più di un altro film recente, che si avvicinava al cinema civile e d'accusa, come La regola del gioco: perché McCarthy forse non ancora un autore completo, ma sa come e dove mettere la macchina da presa; si affida a una messa in scena raffinata e senza fronzoli e si abbandona a una sceneggiatura scritta con altrettanta precisione, anche se difettosa in qualche didascalismo di troppo e priva di veri e propri cambi di ritmo. Ma soprattutto McCarthy ha dalla sua parte un cast di attori notevole (Michael Keaton, Rachel McAdams, Mark Ruffalo, Stanley Tucci), al servizio della storia e dei personaggi.

La cosa migliore di Spotlight è che si tratta di un film in cui la propria scrittura si basa sui fatti e quasi mai sulle opinioni.

Accolto con grandi applausi e critiche entusiaste al Festival di Venezia, dove molti l'hanno considerato il miglior film della rassegna, riprende con mestiere e precisione quella celebre tradizione del cinema americano di stampo classico, sfruttando il genere drammatico con un'anima civile e d'inchiesta

McCarthy è abile a non giudicare ciò che narra e lascia che sia l'ossessione tutta positiva per la verità dei suoi personaggi a emergere con più forza rispetto al resto. Ma seppur con meriti, Spotlight ha nei suoi pregi anche il difetto maggiore: un'opera che fatica a sorprendere, che mette sul piatto quasi subito tutto quello che ha da offrire senza però osare per davvero e generare la forza di sguardo del cinema del passato. Spotlight, nella compostezza degli elementi filmici di base, che dà l'impressione di un compito cinematografico perfettamente svolto e senza errori, rimane paradossalmente bloccato, senza elevarsi a qualcosa di più.

di Riccardo Tanco
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