Ricerca avanzata
Film Serie TV

film

Al cinema Prossimamente Tutti i film Recensioni Film Recensioni Film Utenti

serie TV

Tutte le serie Recensioni serie

articoli

News Approfondimenti Editoriali
facebook twitter google plus
Per vedere il tuo commento pubblicato immediatamente effettua l'accesso

Username
Password


Registrati Password dimenticata
Per scrivere la tua recensione per questo film devi effettuare l'accesso

Username
Password


Registrati Password dimenticata
Per seguire questo utente devi effettuare l'accesso

Username
Password


Registrati Password dimenticata

Suburra Recensione


Suburra Recensione

Recensione Silenzio in sala
Recensioni utenti

In una Roma senza più santi si intrecciano le vicende di Filippo Malgradi (Pierfrancesco Favino), politico corrotto e ricattato; di un criminale ambizioso, Numero 8 (Alessandro Borghi); di un galoppino vigliacco (Elio Germano) e di Samurai (Claudio Amendola), potente boss che controlla un affare gigantesco che porterà malavita e gioco d'azzardo al controllo della Capitale.

Il curioso caso del noir made in Italy. Mafie, politica, trame di delinquenza a tutti i livelli.

VOTA
il tuo voto
/5
Esprimi il tuo voto su questo film:

.
.
.
.
.
Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
Voto utenti: 3/5

Da qualche anno a questa parte le storie che il pubblico ama sono tratte dalle opere di giornalisti come Carlo Bonini e Roberto Saviano o di magistrati come Giancarlo De Cataldo, e sono per lo più firmate da Stefano Sollima. Forse aveva iniziato già Michele Placido nel 2005 con il suo Romanzo Criminale per il cinema, ma è dimostrato come l'operazione televisiva arrivata tre anni dopo lo abbia nettamente superato. Così Sollima ci ha riprovato con A.C.A.B, nato fra le polemiche, per giungere a Gomorra – La serie, un prodotto (almeno per quanto riguarda la prima stagione) decisamente riuscito. Suburra ripropone il crime movie di casa: soggetto simile, cast ricorrente, autori noti. Che piaccia o no in pochi anni questo genere ha condotto il cinema italiano, se non nel futuro, almeno nel presente. Suburra arriva infatti (quasi contemporaneamente) sul grande schermo e in tv, prima produzione italiana a essere prossimamente distribuita da Netflix. Stefano Sollima è l'autore giusto per raccontare gli intrighi di ieri e l'attualità di oggi, sempre considerando che di segreti italiani si potrebbero riempire trame e trame.

La regia è giovanilistica, cosparsa di cultura gangster, di pulp e di citazioni al poliziesco italiano anni '70; ma la scrittura è quella – rassicurante – del cinema d'autore.

Anche se, a ben vedere, la storia raccontata è sempre la stessa.

Suburra ha già in sé la struttura di una serialità complessa e curata. Se la regia è giovanilistica, cosparsa di cultura gangster, di pulp e di citazioni al poliziesco italiano anni '70 (di cui Sergio Sollima, padre del nostro, è stato un degno esponente), la scrittura è quella – rassicurante – del cinema d'autore. Un inizio in metafora accompagna al tema dominante: chi protegge e chi viene protetto. Senza guida politica e senza autorità religiosa, Roma è una città abbandonata che aspetta solo che il più forte la prenda con la forza.

L'attualità e i non pochi riferimenti alle cronache fanno da cornice a una tesi forte su cui sono costruite le scene criminali e i percorsi drammatici dei personaggi. Come già Michele Placido nel 2005, anche Sollima non rinuncia a dialoghi dal sapore retrò tra criminali troppo belli o troppo aristocratici (se non nei modi, nei ragionamenti) e politici che restano nobili anche nel loro degrado. A Suburra manca un po' la strada. E per un film che vorrebbe rappresentare l'impero delle periferie e la sporcizia dei quartieri alti non è una pecca da poco. Dove la sceneggiatura talvolta immalinconisce, la regia fa del suo meglio per metterci una pezza. Non è più così ovvio che una sparatoria sembri fare fuoco davvero, come anche che il fuoco e i pestaggi siano credibili. Invece in Suburra Roma è una città vera, forse un po' divinizzata ma cattiva come ce lo si aspetterebbe. Sugli attori, invece, poteva andare meglio. Se Pierfranesco Favino si conferma erede della recitazione "alla Gian Maria Volontè", manca accanto a lui un degno compagno. Per quanto apprezzabili siano gli sforzi di Elio Germano e la credibilità del personaggio di Claudio Amendola, il carisma villain di Alessandro Borghi si poteva sfruttare con più convinzione (magari prendendo spunto dalla prova madre in Non essere cattivo di Claudio Caligari), come anche il talento in crescita di Greta Scarano.

di Aurora Tamigio
Sei d'accordo con questa recensione?
No
00 No
Condividi:
Nessun utente ha ancora scritto la sua recensione per questo film.
Sii il primo.

Scrivi la tua recensione per questo film DI' LA TUA
Lascia un commento a questa recensione.

Per evitare lo spam i commenti anonimi sono soggetti a moderazione e verranno pubblicati solo dopo essere stati controllati. Per commentare immediatamente effettua il login.

Login Registrati
COMMENTA
Lascia un commento in risposta a .

Per evitare lo spam i commenti anonimi sono soggetti a moderazione e verranno pubblicati solo dopo essere stati controllati. Per commentare immediatamente effettua il login.

Login Registrati
RISPONDI
Spiega il motivo della segnalazione:
Spam
Insulti
Altro, specificare:
SEGNALA

Commenti

Non ci sono commenti per questa recensione COMMENTA
REGISTRATI LOGIN

TROVA CINEMA


Città

Includi provincia

Tutti i film
Film specifico

REGISTRATI

LOGIN

Password dimenticata?

oppure

Entra con Facebook
Silenzioinsala.com utilizza i cookies per personalizzare e migliorare l'esperienza degli utenti.
Leggi la dichiarazione sulla privacy per saperne di più.
Sono d'accordo