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Recensione Silenzio in sala
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Dopo il successo dell'ultima versione cinematografica in chiave post-moderna, diretta da Guy Ritchie con protagonista Robert Downey Jr., e la riuscita serie tv britannica ambientata nell'odierna Londra con Benedict Cumberbacth, Sherlock Holmes, il più famoso degli investigatori, eroe nato dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle nel 1887, torna al cinema in una nuova e inedita avventura dal sapore crepuscolare.

Nel secondo dopoguerra, un ormai novantatreenne Shelock Holmes (Ian McKellen), abbandonate le indagini e la professione di detective, si è trasferito nella sua villa di campagna nel Sussex con la governante, Mrs.

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Voto Silenzio in Sala: 2.0/5
Voto utenti: 3/5

Munro (Laura Linney) e Roger (Milo Parker), il giovane figlio di lei. L'anziano investigatore trascorre le sue giornate allevando api per produrre la pappa reale, utile a rallentare la senile perdita di memoria. Ma è proprio un dettaglio della sua memoria che lo tormenta. Mr. Holmes è perseguitato dal ricordo della sua ultima indagine, che lo costrinse a ritirarsi: il mistero della donna del guanto. Non contento della versione proposta da Watson nell’ultimo romanzo pubblicato, decide di riscrivere il racconto del caso. Grazie all’aiuto del giovane Roger riuscirà a fare luce tra i ricordi offuscati.

Tratto dal romanzo A slight trick of the mind di Mitch Cullin (edito in Italia da Neri Pozza col titolo Mr.

L'anziano investigatore trascorre le sue giornate allevando api per produrre la pappa reale, utile a rallentare la senile perdita di memoria

Holmes), l’anziano Sherlock è un personaggio totalmente reinventato: non ha mai indossato il famoso berretto, non fuma la pipa, ride delle versioni di se stesso proposte al cinematografo; è una persona reale nella Londra di inizio Novecento, divenuto suo malgrado eroe delle avventure letterarie, fin troppo romanzate dal collega Watson. I tempi delle indagini sono lontani e l’anziano Sherlock, orfano del fedele compagno di avventure, si è ritirato a coltivare api nel Sussex (così come fece l’autore Conan Doyle) e combatte con il lento decadimento delle sue capacità a causa dell’invecchiamento. È proprio questa la novità del film di Bill Condon: l’eroe, il mito dell’investigatore privato, è totalmente decostruito e il racconto e la fantasia lasciano il posto alla vita vera. Il tema dell’invecchiamento è centrale, lo Sherlock Holmes che si avvia sul viale del tramonto vive la solitudine dell’anzianità e, divorato dal senso di colpa, in lotta contro il terrore dell’oblio, tenta disperatamente di risolvere l’ultimo caso lasciato irrisolto anni prima.

Ma il vero caso da risolvere si dimostra essere la vita stessa di Sherlock, l’invecchiamento e le sue conseguenze fisiche e mentali, i momenti di assenza, la stanchezza, gli sguardi persi nel vuoto e la lenta perdita della memoria. Grazie all’aiuto del giovane Roger, Mr. Holmes riuscirà a far luce sul caso e a far pace con la propria vita costellata da sensi di colpa e grandi rimorsi. Un film che sembra innovativo nelle premesse narrative e nella costruzione (o ancora meglio nella decostruzione) dei personaggi canonici ma che si rivela però piuttosto convenzionale. Notevole l’abile manipolazione che si fa, nel film come nel romanzo, degli spostamenti temporali tra il 1947, anno in cui è ambientatala storia, e il 1919, anno dell’ultimo caso di Holmes, che movimentano la narrazione e consegnano al racconto il tradizionale senso dell’avventura investigativa. Intensa l’interpretazione di McKellen che attribuisce un’inedita caratterizzazione al mito immortale di Sherlock Holmes, senile e malinconica, che non passerà sicuramente inosservata.

di Giovanni Miele
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