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Tratto dal romanzo omonimo di Eduardo A. Sacheri e remake hollywoodiano del film argentino El secreto de sus ojos di Juan José Campanella, vincitore del premio Oscar come Miglior Film straniero nel 2010, Il segreto dei suoi occhi mette insieme elementi del noir e del thriller poliziesco, incastrando le vite dei personaggi interpretati da Chiwetel Ejiofor (candidato all’Oscar per la sua interpretazione di 12 anni schiavo) e dalle due attrici premio Oscar Nicole Kidman e Julia Roberts.

Nel 2002, negli Stati Uniti travolti dall’incubo terrorismo post 11 settembre, l’affiatato team di detective dell’FBI, composto da Ray (Chiwetel Ejiofor), Jess (Julia Roberts) e la appena assunta vice capo procuratore Claire (Nicole Kidman), indaga alla ricerca di cellule terroristiche infiltrate nella moschea locale.

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Una mattina la loro routine viene sconvolta: il cadavere brutalmente seviziato della figlia adolescente di Jess viene ritrovato in un cassonetto nei pressi della moschea. Tredici anni dopo Ray, che ha lasciato l’ufficio e cercato ossessivamente per tutti quegli anni l’artefice di quell’inspiegabile gesto, torna a Los Angeles intenzionato a incastrare l’assassino e mettere fine a quel caso doloroso. Ma le cose non si rivelano semplici e, addentrandosi nuovamente nelle indagini, i protagonisti saranno costretti a confrontarsi con i tormenti del passato, con il senso di giustizia e vendetta privata.

Perché Billy Ray, affermato regista e sceneggiatore di Hollywood, sceglie di riproporre a pochi anni di distanza un film argentino con un cast pluripremiato? La risposta è probabilmente troppo semplice, ma non per questo scontata: scegliere la strada del rifacimento di una pellicola di successo, acclamata in patria e vincitrice di premi all’estero, riempiendola di affermati e acclamati interpreti è forse il modo più facile per ottenere il consenso del pubblico e soprattutto della critica. La storia de Il segreto dei suoi occhi è sicuramente di grande impatto: un thriller intenso, ricco di colpi di scena potenti, spesso inquietanti, che costringono i protagonisti (e di riflesso lo spettatore) a interrogarsi sulle proprie scelte per contrastare il peso di un passato che li tormenta. Ma il remake perde molto di tutto questo. I riferimenti all’opera originale disseminati nel film sono totalmente stravolti e adattati per il pubblico statunitense: per citare un esempio, l’originale piano sequenza dell’inseguimento durante la partita di calcio si trasforma in una spettacolare caccia al ladro al cardiopalma durante una partita di football. Per rendere tutto in stile perfettamente USA, l’ambientazione nel periodo dell’ossessione per la minaccia terroristica post 11/9 è certamente il richiamo più immediato ma anche quello più scontato.

Tredici anni dopo Ray, che ha lasciato l’ufficio e cercato ossessivamente per tutti quegli anni l’artefice di quell’inspiegabile gesto, torna a Los Angeles intenzionato a incastrare l’assassino e mettere fine a quel caso doloroso

Persino il personaggio del detective ossessionato dal passato, Benjamín Esposito (interpretato nella versione argentina da Ricardo Darín), perde carica poetica in questo remake che presenta tutti gli elementi tipici - spesso prevedibili e fin troppo banali - di un thriller tradizionale, senza riuscire neppure a far forza sull’intreccio dei passaggi temporali, sui deboli colpi di scena e sul finale d’impatto. Gli interpreti danno prova di grande capacità (non che avessero bisogno di dimostrare qualcosa): l’algida Kidman nella sequenza dell’interrogatorio al presunto killer riesce a tenere col fiato sospeso; perfetta nel ruolo della vittima, Julia Roberts è in grado, attraverso lo sguardo intenso del suo personaggio, di rendere giustizia al colpo di scena finale e risollevare il tono di un film in troppi momenti debole. Incapace di reggere il confronto con l’originale.

di Giovanni Miele
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