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Partisan Recensione


Partisan Recensione

Recensione Silenzio in sala
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È una favola nera quella con cui il regista australiano Ariel Kleiman esordisce al lungometraggio. Partisan – questo il titolo della pellicola, scritta da Kleiman assieme alla compagna Sarah Cyngler - vede al centro della narrazione la figura carismatica e autoritaria di Gregori, interpretato da un Vincent Cassel intenso e capace.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
Voto utenti: 3/5

Come in una fiaba, Gregori è l’orco che silenziosamente ma con ostinazione mette insieme il suo piccolo esercito di bambini, guidandoli passo passo lungo la strada che li porterà a diventare dei perfetti assassini in miniatura. Per loro, dei moderni Oliver Twist catapultati in un universo distopico, non c’è altro destino; nessuna speranza se non quella di accettare le regole di quel piccolo mondo e abitarlo senza porsi troppe domande su ciò che esiste all’esterno.

La vicenda, ambientata ai margini di una città decadente, prende vita all’interno di una comunità isolata dal mondo esterno. Creatore e leader assoluto di questo microcosmo distopico, Gregori è un uomo affascinante e rispettato che accoglie in questo luogo giovani donne in stato interessante e madri sole con i loro bambini. Su tutti loro l'uomo si erge come unico capo, unica figura maschile della comunità; vero e proprio mentore, si dedica anima e corpo all’educazione dei membri più giovani. Gregori riempie le loro giornate di attività - dalle faccende domestiche ai giochi - ma quello che davvero vuole fare è istruire i bambini a diventare dei killer perfetti. Piccoli soldatini freddi, addestrati e pronti a tutto, soprattutto a difendere il loro isolamento, il loro piccolo spazio chiuso da ogni intruso esterno, da ogni cattiva influenza di quel mondo che Gregori dipinge ai suoi prediletti come cattivo e ingiusto.

Partisan è una parabola sul pensiero autonomo o, più che altro, sul modo per raggiungerlo, assumendosi il rischio di mettere in dubbio tutto quello che fino a quel momento è noto come casa.

Il pupillo di Gregori è Alexander (Jeremy Chabriel), un bambino curioso e intelligente che spicca sugli altri per il suo innato talento nel portare a termine le missioni che gli vengono assegnate. Ma la sua intelligenza è un’arma a doppio taglio nella piccola campana di vetro dove è cresciuto: infatti presto Alexander comincerà a farsi delle domande su quel mondo sconosciuto che esiste fuori dalla comune. C’è altro che lo aspetta? Alexander non è più solo un esecutore perfetto ma riesce a disobbedire, a sollevare quesiti e mettere in crisi le ferree consapevolezze del suo leader. Le domande che il bambino inizia a porre segneranno un cambiamento all’interno di Gregori, il quale inizierà a guardare con sospetto e antagonismo quel bambino da lui trattato fino a quel momento come un figlio.



La favola nera che Kleiman porta sullo schermo è quella di un mago, un incantatore che plasma da zero un piccolo mondo chiuso dove è l’unico capo e padrone. Partisan è una parabola sul pensiero autonomo o, più che altro, sul modo per raggiungerlo, assumendosi il rischio di mettere in dubbio tutto quello che fino a quel momento è noto come casa. È indubbia la capacità tecnica di Kleiman, che evita la strada della narrazione didascalica per intraprenderne una più fotografica, dove sono le immagini a parlare e spiegare – con il loro andamento lento - i ritmi e la dimensione della vita nella comune. Questo ritmo lento (forse eccessivamente auto-compiaciuto in certi momenti) viene bilanciato dalla seconda parte della pellicola, decisamente più appassionante: quella cioè in cui la trama si sviluppa attraverso gli occhi di Alexander (Jeremy Chabriel è espressivo al massimo) e dove si passa da una rappresentazione più descrittiva della vicenda a una più coinvolgente e reale. L’ottima performance di Vincent Cassel impugna le redini della pellicola; la sua performance è, infatti, potente e allo stesso tempo fragile nel delineare la figura di un uomo che sotto un apparente atteggiamento paterno nasconde una dose di violenza inespressa pronta ad emergere in superficie.

di Beatrice Po
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