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Assolo Recensione


Assolo Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Flavia è una donna costretta, sulla soglia dei cinquant'anni, a fronteggiare la vita da single. Con un background di insuccessi sul lato sentimentale, segnati da due matrimoni falliti e da cui ha avuto due figli (incapaci di comunicare con lei), l'impresa si rivela più ardua del previsto: Flavia si ritrova a dover non solo sopportare un'insicurezza latente, ma anche e soprattutto a combattere l'influsso che la sua bassissima autostima esercita sul suo modo di percepire e vedere il mondo, a partire dai modelli femminili che l'accerchiano nella vita di tutti i giorni.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
Voto utenti: 3/5



Dopo l’apprezzabile Ciliegine, Laura Morante torna con un tanto inatteso quanto singolare e sorprendente cocktail di intuizioni e di generi: Assolo, infatti, non si presenta soltanto come l’attenta psicanalisi di una donna che si trova ad affrontare, tramite dilettevoli siparietti comici, questioni affatto di poco conto, ma finisce per essere un coraggioso tentativo di fuga dagli schemi della comicità italiana che poco spazio lasciano alla creatività dell’autore e a una riflessione da parte dello spettatore. Ciò che al film permette di differenziarsi così tanto dai paradigmi di quella tipologia di film comico a senso unico (che, ovvero, si prefigge il solo scopo di far sorridere e ridere) e di classificarsi, più sapientemente, nel genere tragicomico senza mai avvicinarsi al melenso o al banale è l’adorabile commistione di linguaggi capace di abbracciare lo stile onirico dei flashback, che ricordano Youth - La giovinezza di Paolo Sorrentino, e quello puramente realista e semi-realista.

Seguendo le giornate (apparentemente) piatte di Flavia, donna oppressa da ogni tipo di insicurezza e di dubbio, non si potrà far altro che lasciarsi totalmente avviluppare da ciò che è un interessante sguardo sull’ampio e complesso mondo interiore di una donna che combatte una solitudine derivata dall’abbandono, senza mai sentirsi soffocati e avvelenati dalla tristezza che mostra ma, comunque, seguendone attentamente i risvolti con compartecipazione sincera e non poche risa. La rosa di difetti (perché nessuna donna è perfetta) di Flavia è talmente ampia da lasciar la possibilità, a ogni spettatore, di identificarsi nel ritratto proposto: immagine che non è solo quella di una cinquantenne tendente alla frigidità, che guarda all’autoerotismo con distacco e imbarazzo e rifiuta qualsiasi legame sociale (eccetto quei rapporti instaurati con chi è meno felice di lei), ma anche e principalmente il profilo di un individuo in perenne lotta contro l’impossibilità di comprendere la natura della propria solitudine. Assolo non è pessimista, è anzi un rincuorante invito, non rivolto solo alle donne (questo è chiaro quando la macchina da presa si allontana dalla protagonista e focalizza sulle vicende di ogni personaggio, nessuno escluso), ad ascoltare una musica; quella melodia che, se suonata da soli, può essere bella come quella di chiunque altro.

Seguendo le giornate (apparentemente) piatte di Flavia, donna oppressa da ogni tipo di insicurezza e di dubbio, non si potrà far altro che lasciarsi totalmente avviluppare da ciò che è un interessante sguardo sull’ampio e complesso mondo interiore di una donna che combatte una solitudine derivata dall’abbandono, senza mai sentirsi soffocati e avvelenati dalla tristezza che mostra ma, comunque, seguendone attentamente i risvolti con compartecipazione sincera e non poche risa

di Federica Cremonini
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