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Gold Recensione


Gold Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Estate 1898. Un gruppo di coloni tedeschi, giunti nel Nuovo Mondo per cercare fortuna, si imbarca in un viaggio verso Dawson City organizzato da un tale Wilhelm Laser che, dietro una lauta somma di denaro, ha promesso di condurli in una zona ricca d'oro.

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Alla spedizione partecipano, tra gli altri, l'ex-cameriera Emily Meyer e il pistolero Carl Böhmer: la nascita di un possibile rapporto tra i due provoca le gelosie del fotografo/giornalista Gustav Muller. Ma questo non sarà l'unico problema del gruppo durante il tragitto: ben presto infatti Laser comprende di essersi perso in terre inesplorate, decidendo di fuggire e abbandonare i viandanti al loro destino.

Un tempo si chiamavano kraut western, corrispettivo tedesco dei nostri spaghetti. Difficile però inserire nella categoria Gold, sesta prova dietro la macchina da presa del regista Thomas Arslan. Il film infatti è pregno di uno sguardo fortemente autoriale che lo distacca quasi totalmente dai classici stereotipi del genere, preferendo concentrarsi su una narrazione lenta e scarna e lasciando spazio a un sussulto d'azione soltanto nel tragico epilogo. Un cinema spigoloso e crepuscolare che trova nella sua essenza fuori dai tempi sia il suo miglior pregio che il peggior difetto: lo stile infatti, capace di comprendere a fondo i trattenuti slanci emotivi in una natura ostile e sconosciuta, appare sin troppo esasperato nella sua estrema antispettacolarità, tarpando le ali a una vicenda cui avrebbe giovato un maggior coinvolgimento. Niente a che vedere, nonostante tratti in comune, con il riuscito Meek's Cutoff (2010) di Kelly Reichardt: qui la freddezza impera e il tratteggio caratteriale dei vari personaggi in gioco è destinato a rimanere in superficie, pur facendo intravedere potenzialità poi inespresse. Il fascino dell'ambientazione, tra boschi disabitati e colline brulle, riesce comunque a diventare parte fondamentale della visione, così come la performance - non certo semplice - della protagonista Nina Hoss.

Un tempo si chiamavano , corrispettivo tedesco dei nostri

La maledizione dell'oro, che già i classici ci hanno più volte raccontato, si trasforma nel viaggio all'inferno di un gruppo di individui, legati soltanto dal luogo di provenienza, la cui brama di ricchezza riserverà loro un amaro destino.

di Maurizio Encari
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