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Recensione Silenzio in sala
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Era il 1967 quando Walt Disney affidò a Wolfgang Reitherman la realizzazione di un vivace e brioso adattamento cinematografico del romanzo Il libro della giungla di Rudyard Kipling. La stravaganza della storia, la componente avventurosa e l'intraprendenza innata del protagonista, rendono indiscutibilmente la vicenda di Mowgli una prelibata materia grezza da lavorare a proprio piacimento.

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Voto Silenzio in Sala: 4.0/5
Voto utenti: 3/5

E così, a quasi 50 anni di distanza dal film d'animazione, anche Jon Favreau decide di crearne un riadattamento tridimensionale avvalendosi della migliore computer grafica di ultima generazione. Il Libro della Giungla è un’epopea gotica e movimentata che riprende la dolcezza e la leggiadria del suo predecessore di celluloide, riproducendone scene cult e musiche d'eccezione ma rimanendo fedele agli intenti letterari dell'opera originale.

La pantera Baghera trova un cucciolo d'uomo all'interno della giungla e decide di affidarlo alle cure del branco dei lupi di Akela. Chiamato Mowgli, il bambino cresce acquisendo usi e costumi degli animali che lo circondano ma impara presto a utilizzare le sue capacità intellettive per creare armi e attrezzi da lavoro. Nonostante sia ben accetto da tutti, egli rappresenta una minaccia per Shere Kan, la tigre che molti anni prima uccise suo padre e che patì sulla propria pelle la forza devastante del "fiore rosso", il fuoco. Baghera e il ghiotto orso Baloo aiuteranno dunque il bambino a raggiungere il villaggio degli uomini, liberandolo dagli agguati del serpente Kaa e dalle mire espansionistiche e dittatoriali del pericoloso Re Louie.

Una giungla incantata e idilliaca, in cui flora e fauna convivono pacificamente, diviene territorio ostile e minaccioso per un indifeso cucciolo d'uomo che non possiede nè artigli né zanne. Troppo debole per dominare il territorio utilizzando soltanto la propria forza fisica, Mowgli è obbligato a costruire trappole, armi e capanne di paglia per affrontare le insidie dell'ambiente e superare le rivalità esistenti tra una specie e l'altra. Il suo percorso di crescita viene assimilato per estensione al processo evolutivo dell'uomo tanto da configurarsi ben presto come una sorta di moderno Robinson Crusoe che acquisisce le competenze necessarie per sopravvivere.

Affidando il racconto della vicenda alla voce calda e risoluta di Baghera, doppiato in Italia da un algido Toni Servillo, la maturazione di Mowgli segue le tappe di un classico romanzo di formazione in cui il protagonista è diviso tra la voglia di crescere e quella di rimanere legato alla spensieratezza e all’imprudenza della fanciullezza.

Affidando il racconto della vicenda alla voce calda e risoluta di Baghera (doppiato in Italia da un algido Toni Servillo), la maturazione di Mowgli segue le tappe di un classico romanzo di formazione in cui il protagonista è diviso tra la voglia di crescere e quella di rimanere legato alla spensieratezza e all’imprudenza della fanciullezza. Inglobando attori e spettatori in una natura talmente fotorealistica – grazie alle animazioni della Weta Digital – da risultare organica, il regista cattura l’attenzione generale sin dai primi fotogrammi, creando un impianto solido, empatico e indissolubile. Utilizza inoltre un’energica live action e una rifinita CGI che sposa benissimo i virtuosismi registici e autoriali, dotando il cult sempreverde di un’aurea nuova, mistica e ascetica. Mowgli, infatti, lontano da qualsivoglia paura adolescenziale, non si uniforma alla massa informe che lo attornia ma utilizza valori e specificità personali per diventare padrone della propria vita.

di Martina Calcabrini
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