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Sherlock Recensione stagione 3


Sherlock Recensione stagione 3

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Benedict Cumberbatch e Martin Freeman tornano con una nuova scintillante stagione di Sherlock. Steven Moffat e Mark Gatiss sono ormai consacrati come sceneggiatori tv tra i migliori in circolazione, mentre i registi Nick Hurran e Colin McCarthy si rivelano all'altezza dell'impresa grazie anche all'esperienza acquisita sul set di Doctor Who, che ha permesso loro di esser in grado di valorizzare lo stile inconfondibile di Moffat. Si nota uno standard più elevato rispetto alle stagioni precedenti, iniettando la storia con una buona dose di umorismo e comicità che Cumberbatch e Freeman - qui al loro massimo - riescono a rendere in maniera unica e alchemica. Inoltre si aggiungono riferimenti metanarrativi e vari e costanti sfondamenti della parete, che elevano il nuovo prodotto BBC a livelli irraggiungibili. Le canoniche tre puntate della serie vengono caratterizzate, a differenza delle altre stagioni, da diversi approcci di stili, registri e forme: si passa dal dramma al comedy e alla spy-story, nel giro delle tre puntate o all'interno di una stessa puntata. La trama trasversale, com'è stato con Moriarty nelle due precedenti stagioni, è in questo caso l'attacco di Magnussen (Lars Mikkelsen) al governo britannico e quindi al nostro detective. Magnussen è il nuovo villain della serie, incarnazione dell'onnipresenza dei media. È l'unico personaggio che disgusta Sherlock: freddo, viscido e disgustoso, una vera e propria larva sociale.

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Due anni dopo
Le puntate come nelle precedenti stagioni son divise il 3 episodi da 90' l'una: 3x01, La Casa Vuota; 3x02 Il Segno dei Tre; 3x03 L'Ultimo Giuramento. La stagione riparte dalla presunta morte del protagonista, che ci ha lasciati a bocca aperta alla fine della seconda stagione e si riprende a narrare due anni dopo: esattamente il lasso di tempo che passa tra la seconda e la terza stagione. Il fandom di Sherlock cerca di dare una spiegazione e una speranza della sopravvivenza alla caduta dell'investigatore. Una visione molto interessante, dal momento che la puntata precedente viene visualizzata direttamente dalla parte del pubblico. Gatiss e Moffat adorano leggere i blog dei fandom dedicati alla serie, cosa che permette un continuo scambio bidirezionale di stimoli, portando questa puntata a una sorta di meta-narrazione. Ogni fan della serie si può ritrovare in quel gruppo di ragazzi che discutono in cerchio delle gesta del loro beniamino, tra cui anche cosplay vestiti in tutto e per tutto come il loro eroe. In questa puntata viene inoltre analizzato il lutto di John, la solitudine che ne consegue e la ricerca di una nuova vita ordinaria a fianco di Mary Mortson (Amanda Abbington). In realtà si scoprirà che Sherlock non è morto, ma era in Serbia a smantellare il network di Moriarty. Tornato a Londra, il detective per prima cosa vuole andare a salutare Watson, ma non esattamente in una serata adeguata: la sera della proposta a Mary. L'incontro ha dell'esilarante, con un tocco di comedy che ci fa digerire la pena e la rabbia di John.

Quello di questa stagione è uno Sherlock più umano, che abbassa le sue difese, che ha bisogno dell'amicizia e si sente stringere dalla solitudine e al ritorno alla vecchia vita, alla quale non vuole più far ritorno.

Sherlock e i suoi nemici
La seconda puntata è sicuramente la migliore della stagione. Una trama incastrata in flashback, casi e aneddoti che verte tutta sul matrimonio di John e Mary. Nonostante sia l'episodio più divertente dell'intera serie, ha al suo interno il caso più intricato di tutti, chiaro solo a pochi minuti dalla fine dell'episodio, dopo esser stati bombardati da quelli che sembravano stimoli inutili e senza senso. Benedict in questo episodio viene consacrato come fuoriclasse, magistrale sia nelle sequenze drammatiche sia in quelle comedy. La puntata è costruita sul rapporto tra i due protagonisti e tra loro e il resto del mondo, tramite gli aneddoti che Sherlock narra nel suo discorso da testimone. L'inadeguatezza sociale di Sherlock viene elevata ad arte e inserita nel contesto più informale che si possa immaginare: il matrimonio. Esilaranti e con punte di perfezione le sequenze dedicate all'addio del celibato di John, con gli attori al loro massimo, mai così divertenti e completi. Una pura alchimia che è difficile da riscontrare in un altro duo della tv o del cinema. Il terzo episodio è forse quello che come stile è più consono alle altre stagioni della serie: c'è un cliente di Sherlock e un caso da risolvere. È in questo episodio che viene presentato il nuovo e disgustoso nemico dell'investigatore, Magnussen: un osso duro da battere. Per salvare la vita di John e Mary, Sherlock dovrà mettere a repentaglio la propria, fino all'esilio finale, che durerà per breve tempo, visto che una vecchia minaccia ha deciso di tornare allo scoperto.

L'amico John
In questa stagione quello che viene analizzato è il rapporto tra due persone, Sherlock e John: il lutto, la reazione alla bugia di una persona fidata, il riscatto, il perdono, fino alla consacrazione finale nella scelta di Sherlock come testimone e il ritorno alla quotidianità. Ma oltre ai sentimenti di John, vengono indagati anche quelli di Sherlock, durante i cambiamenti che l'amico sta apportando alla sua vita: il matrimonio e un figlio in arrivo. Sherlock dovrà quindi fare i conti con la paura di tornare di nuovo da solo. Quello di questa stagione è uno Sherlock più umano, che abbassa le sue difese, che ha bisogno dell'amicizia e si sente stringere dalla solitudine e al ritorno alla vecchia vita, alla quale non vuole più far ritorno. In questa terza stagione Moffatt e Gatiss danno il meglio, conferendo alla serie una nuova aura e un nuovo livello, consacrandola come una delle migliori degli ultimi dieci anni.

Momenti cult

- Sherlock si rivela a Watson ne La Casa vuota.
- L'addio al celibato di Watson in 3x02 The Sign of Three e Sherlock...testimone di nozze.
- Sherlock vive una una relazione nel 3x03 His Last Vow.
- Sempre 3x03, Sherlock nel suo Mind Palace.

di Samantha Ruboni
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