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Recensione Silenzio in sala
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1889. John Clayton III, Lord Greystoke (Alexander Skarsgard) ha da tempo lasciato la giungla e il nome Tarzan per vivere da uomo civilizzato a Londra assieme alla moglie Jane (Margot Robbie).

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Voto Silenzio in Sala: 2.0/5
Voto utenti: 3/5

Invitato da Re Leopoldo del Belgio a visitare il Congo come emissario del parlamento inglese, John si reca nuovamente nella giungla dove è cresciuto, trovandosi però vittima di uno spietato e misterioso complotto ordito da Leon Rom (Christoph Waltz), uomo d'affari al soldo di Re Leopoldo. Riuscito a fuggire, John/Tarzan con l'aiuto dell'americano George Washington Williams (Samuel L.Jackson), si mette alla ricerca di Rom per salvare l'amata Jane.

Ispirato al celeberrimo personaggio creato dalla penna di Edgar Rice Burroughs, The Legend of Tarzan è l'ultimo film dedicato all'iconico re della giungla, che torna sul grande schermo in una nuova versione live action. A interpretarlo l'attore svedese Alexander Skarsgard affiancato da Margot Robbie nei panni della moglie Jane. La regia è affidata all'inglese David Yates, già autore dei quattro capitoli conclusivi della saga di Harry Potter. Protagonista indiscusso di romanzi e film per quasi un secolo, la letteratura e il cinema hanno sfruttato pienamente il fascino del personaggio di Tarzan. Ed era forse inevitabile che, in un periodo in cui Hollywood si diverte a maneggiare e riprendere storie classiche e personaggi noti a reinterpretarli, anche con Tarzan si sarebbe tentato il rilancio.

The Legend of Tarzan è un film terribilmente anonimo che non sa se celebrare il mito del personaggio nè provare l'azzardo narrativo della revisione postmoderna.

In questo nuovo film - sorta di seguito ideale alla trama conosciuta del film del 1984 con protagonista Christopher Lambert - Tarzan ha abbandonato la giungla che lo ha allevato per vivere a Londra con la moglie Jane; ma un piano organizzato da alcuni nemici del passato, lo costringeranno a tornare.

Purtroppo questo The Legend of Tarzan pare confermare in toto i poco ben auguranti auspici con cui il progetto si è sviluppato. Si assiste a un film terribilmente anonimo che non sa se celebrare il mito del personaggio nè provare l'azzardo narrativo della revisione postmoderna. Ricalca con modi didascalici caratteristiche fin troppo conosciute dei personaggi, provando a rilanciarli come nuova versione della storia classica.

Tuttavia Yates, da discreto mestierante, realizza un mediocre blockbuster avventuroso - anche se l'epica e lo spettacolo non si palesano mai nelle quasi due ore di durata - che è l'ennesima storia di riscoperta delle origini supportata da una sceneggiatura in cui accade di tutto ma dove nulla appare rilevante ai fini del film. Così in questo Tarzan, uno dei meno entusiasmanti della storia del cinema (“merito” anche del carisma zero di Skarsgard), si è spettatori di un film dall'immaginario povero che copia da King Kong di Peter Jackson e dal più recente Il Libro della Giungla; che prova a nobilitarsi tramite il messaggio a tematica ambientale e la riflessione forzata sui genocidi dell'epoca coloniale. Persino lo stesso cast ci crede poco: una deludente Margot Robbie è chiusa in una Jane quanto mai inutile e, soprattutto, Christoph Waltz, dopo gli ormai lontani fasti con Quentin Tarantino, è sempre più macchietta di se stesso.

di Riccardo Tanco
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