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Recensione Silenzio in sala
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Nel 1977 Don Chaffey portava sul grande schermo Elliott – Il drago invisibile, il primo film Disney a essere stato realizzato con la tecnica mista: il cartoonesco draghetto Elliott, dispettoso e burlone, interagiva con tutti i personaggi live action della storia, sconvolgendone le abitudini e cambiandone la vita. Il successo fu tale che la prassi venne sviluppata e migliorata negli anni, tanto da essere, oggi, una vera e propria pratica d’avanguardia, fiore all’occhiello della Walt Disney.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
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Per enfatizzare la magia di uno dei cult movie più famosi di tutti i tempi, Jim Whitaker e Barrie M. Osburne decidono di produrre una moderna rivisitazione in live action/CGI della pellicola originale, affidando a David Lowery (autore di Senza Santi in Paradiso) la regia de Il drago invisibile.

Tra i solitari sentieri della foresta del Pacific Northwest, un violento incidente automobilistico causa la morte dei genitori del piccolo Pete (Oakes Fegley). Rimasto orfano, il bambino viene protetto da Elliott, un drago dolce e premuroso che lo alleva come se fosse il suo cucciolo. I due diventano subito amici inseparabili e condividono emozioni e sentimenti molto forti. Sei anni dopo, Pete viene trovato dalla coetanea Natalie (Oona Laurance) e portato in città per scoprire la sua vera identità. Il bambino spiega di essere sopravvissuto tutto quel tempo nella foresta grazie al suo drago, ma nessuno gli crede. Soltanto Natalie, Grace (Bryce Dallas Howard) e il signor Meacham (Robert Redford) decidono di aiutarlo a ritrovare Elliott prima che lo catturino le autorità.

Nella pellicola originale, Elliott era un draghetto piuttosto infantile: giocava puerilmente con Pete, si divertiva a fare gli scherzi a coloro che dubitavano della sua esistenza e, quando si annoiava, faceva i dispetti per richiamare l’attenzione del suo amico.

Pur rimanendo fedele alla sceneggiatura di Malcolm Morstein, Lowery e Halbrooks decidono di modificare il carattere della creatura magica per puntare maggiormente l’attenzione sui sentimenti.

Abbandonando completamente il versante ludico e ricreativo, il nuovo protagonista è molto razionale, sensibile e istintivo. Pur rimanendo fedele alla sceneggiatura di Malcolm Morstein, infatti, Lowery e Toby Halbrooks (che di Senza Santi in Paradiso era produttore) decidono di modificare il carattere della creatura magica per puntare maggiormente l’attenzione sui sentimenti. Il suo legame intenso e totalizzante con Pete, infatti, lo porta ad agire solo per garantirgli sicurezza e a usare fuoco e artigli per difenderlo da qualsiasi minaccia. Bello e fragile come il Falcor de La storia infinita, Elliott conquista la simpatia del pubblico senza bisogno di ricorrere all’uso della parola.

Demiurgo incontrastato della vicenda, il drago “addomesticato” migliora la vita di chiunque si presti a guardare oltre le apparenze per far spazio agli affetti e ai sogni. Utilizzando un 3D di ultima generazione e virulenti movimenti di macchina, Il drago invisibile si rivela sin dai primi fotogrammi una favola calorosa e appassionata che riesce a scaldare il cuore e a ricordare il sempiterno valore della famiglia.

di Martina Calcabrini
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