Ricerca avanzata
Film Serie TV

film

Al cinema Tutti i film Recensioni Film Recensioni Film Utenti

serie TV

Tutte le serie Recensioni serie

articoli

News Approfondimenti Editoriali
facebook twitter google plus

Arrival Recensione


Arrival Recensione

Recensione Silenzio in sala
Recensioni utenti

Quando misteriose astronavi aliene sbarcano sulla Terra, la linguista Louise Banks (Amy Adams) viene arruolata dal governo degli Stati Uniti per tentare di scoprirne le origini e i loro scopi sul pianeta.

Uno dei film più attesi di questa 73esima edizione di Venezia è sicuramente Arrival, ultima fatica di Denis Villeneuve ispirata a Storia della tua vita, un racconto a opera di Eric Heisserer e tratto dalla raccolta “Storie della tua vita” di Ted Chiang. Prosegue quindi l’indagine, da parte del regista canadese, dei dilemmi morali e dei drammi umani che subentrano insieme con l’elemento “altro”, sconosciuto: stavolta, a mozzare il già precario equilibrio della protagonista (vessata da fulminei flashback da un passato che irrompe continuamente nel quotidiano) è l’apparizione di indecifrabili oggetti extraterrestri con cui si trova a dover comunicare per capirne le intenzioni.

VOTA
il tuo voto
/5
Esprimi il tuo voto su questo film:

.
.
.
.
.
Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
Voto utenti: 3/5

Lo sguardo di Villeneuve è, soprattutto nella prima parte dell’opera, più visionario e ispirato che mai nella costruzione dell’immagine e nella creazione di spazi fatti di forme essenziali e geometriche – di incredibile potenza visiva (minimalista) l’entrata nella “cellula” nera - che fanno presagire e marcano un senso di minaccia aleggiante e incombente, che forse già esiste ma ancora rimane intangibile.

Grazie al prezioso mezzo di uno sci-fi teso e intelligente, Villeneuve continua la disamina della natura umana e del rapporto del singolo con l’elemento estraneo, ponendo da subito questioni riguardo l’importanza del canale di comunicazione – uno schermo bianco, guarda caso – e del mezzo di comunicazione per aprire la possibilità, solo in un secondo momento, di stabilire altri tipi di contatto e giungere all’intesa rigettando la contesa. È accennata la materia trattata, con Enemy, dell’inconscio che modifica la realtà percettibile, che subisce un capovolgimento significativo tramite l’idea di una realtà sconfinata che intacca l’inconscio. Anche le sembianze dell’ectapode (soprattutto quando irrompe in sogno) richiamano, forse volontariamente, quelle dell’aracnide che in Enemy invade gli spazi urbani e (o perché) si addentra nella mente del protagonista. Questo meccanismo, in grado di fornire il giusto carico di tensione per la prima metà del film, crolla inesorabilmente nel momento in cui la natura degli alieni viene svelata e i nodi dovrebbero venire al pettine: lo fanno, ma in maniera non troppo convincente e piuttosto sbrigativa se si considerano le numerose ingenuità concernenti lo script e una banale visione eccessivamente americanocentrica e antropocentrica che spazza via l’affascinante apparato costruito da Villeneuve nel primo tempo. I tempi estesi, trafelati, allargati del sofisticato thriller di Villeneuve, pulsante e mirato a sviscerare ogni falla nella fragile fibra morale umana, vengono rimpiazzati dai ritmi frenetici dell’action-thriller tipicamente nolaniano (impossibile non pensare alle architetture e alle sequenze d’azione presenti in Inception e Interstellar): è un’operazione rischiosa, che non lascia tempo e spazio per assimilare e approfondire i tanti temi presi in considerazione. Forse, però, il problema più grave è che l’approccio cervellotico e macchinoso di cui Villeneuve si serve per fabbricare i propri giochi di tensione è, in Arrival, solo smussato, indebolito, ma mai addolcito da un’opportuna controparte “emotiva”, nonostante l’aver delineato un tragedia umana non da poco. Insomma, Arrival è un cinema d’intrattenimento ibrido che funziona, ma che pecca nel vestirsi di qualcosa di più.

Grazie al prezioso mezzo di uno sci-fi teso e intelligente, Villeneuve continua la disamina della natura umana e del rapporto del singolo con l’elemento estraneo, ponendo da subito questioni riguardo l’importanza del canale di comunicazione.

di Federica Cremonini
Sei d'accordo con questa recensione?
No
00 No
Condividi:
Nessun utente ha ancora scritto la sua recensione per questo film.
Sii il primo.

Scrivi la tua recensione per questo film DI' LA TUA
Lascia un commento a questa recensione.

Per evitare lo spam i commenti anonimi sono soggetti a moderazione e verranno pubblicati solo dopo essere stati controllati. Per commentare immediatamente effettua il login.

Login Registrati
COMMENTA
Lascia un commento in risposta a .

Per evitare lo spam i commenti anonimi sono soggetti a moderazione e verranno pubblicati solo dopo essere stati controllati. Per commentare immediatamente effettua il login.

Login Registrati
RISPONDI
Spiega il motivo della segnalazione:
Spam
Insulti
Altro, specificare:
SEGNALA

Commenti

Non ci sono commenti per questa recensione COMMENTA
REGISTRATI LOGIN

TROVA CINEMA


Città

Includi provincia

Tutti i film
Film specifico

BOX OFFICE


REGISTRATI

LOGIN

Password dimenticata?

oppure

Entra con Facebook
Silenzioinsala.com utilizza i cookies per personalizzare e migliorare l'esperienza degli utenti.
Leggi la dichiarazione sulla privacy per saperne di più.
Sono d'accordo