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Animali Notturni Recensione


Animali Notturni Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Susan Morrow conduce una vita agiata, ma monotona, con il marito Hutton. Mentre Hutton è via per lavoro, Susan trova nella cassetta delle lettere un pacco che le è stato recapitato da Edward Sheffield, sua vecchia storia d’amore.

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Voto Silenzio in Sala: 4.0/5
Voto utenti: 3/5

Si tratta di "Nocturnal Animals”, un romanzo scritto dallo stesso Edward e dedicato a lei. Durante la notte e nel tempo libero, Susan si immerge nella lettura, che si rivela più dolorosa del previsto.

Trasposizione del romanzo Tony and Susan di Austin Wright, il secondo lungometraggio di Tom Ford prende le mosse dalla storia di una mercante d’arte di Los Angeles che conduce una vita statica e solitaria, condizione sottolineata dal lusso di cui è sommersa. Dall’altra parte, abbiamo la storia di Tony, protagonista del romanzo, che intraprende un viaggio notturno assieme alla moglie e alla figlia, ma che incappa in una banda di malviventi. Due dimensioni essenziali, quindi, di cui una presente e una immaginaria che nasce dal materiale cartaceo, cui si aggiunge anche quella del passato, riguardante la storia d’amore a non-lieto fine fra Susan e Edward (di cui veste i panni Jake Gyllenhaal, anche corpo e voce di Tony nel romanzo). Sospeso fra il tempo del rimpianto e della nostalgia, che è l’immobilità ed è infinito, e fra il tempo convulso e caotico dell’atto di vendetta, Animali Notturni è un film molto più stratificato e complesso di quanto sembri, ma che probabilmente perderebbe gran parte del suo fascino se si tentasse di fornirne una spiegazione razionale.

Lo shock elaborato è, dopotutto, lo stesso in ognuna delle tre storie narrate e porta a una frattura in cui ogni personaggio è destinato a sprofondare senza via di fuga: si tratta di un cerchio, di uno schema chiuso, in cui Susan viene fagocitata dal senso di isolamento generato dalle proprie paure e si specchia nell’immagine di Tony, con cui ha in comune il ritorno repentino e sistematico della stessa angoscia (Tony è un debole, lei è l’immagine riflessa di sua madre) che l’ha trascinata nella propria attuale condizione tragica fatta di rimorsi e atti mancati. Ford, stilista di successo planetario, avvolge la propria opera in un involucro laccato e lucidato a specchio come l’appartamento di Susan e il suo elegantissimo paio di occhiali da vista (griffati, ovviamente, Tom Ford), oblò attraverso cui osserva e subisce sulla propria pelle la vendetta di Tony che smuove in lei la volontà, ma non la capacità, di cambiare il precisissimo disegno simmetrico e infelice della sua vita.

Tom Ford, stilista di successo planetario, avvolge la propria opera in un involucro laccato e lucidato a specchio come l’appartamento di Susan e il suo elegantissimo paio di occhiali da vista, oblò attraverso cui osserva e subisce sulla propria pelle la vendetta.

Se A Single Man implorava che la superficie patinata potesse essere sfoderata per svelare le spinte e gli impulsi (siano pure negativi), che sotto di sé celava, di un uomo vivissimo e palpitante, Animali Notturni è la superficie stessa a essere protagonista: la stessa superficie lustrata, priva di graffi, assolutamente perfetta sotto cui la fatidica paura soppressa del vampiro Susan si eclissa ogni giorno. A differenza del professore di Colin Firth, protagonista in movimento che si protendeva in avanti verso un desiderio di morte, l’algida (come il doppio cadavere rigido e steso sul divanetto rosso) Susan di Amy Adams vive la propria attesa, come Tony, muta e agganciata a un presente bloccato. L’immagine dell’amato è in realtà già spenta e dimenticata, risvegliata solo dal fruscio delle pagine che la donna, animale notturno che di giorno si estingue, sfoglia nel buio.

di Federica Cremonini
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