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Holidays Recensione


Holidays Recensione

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L'horror antologico sta vivendo un vero e proprio periodo d'oro, con decine di produzioni che permettono a registi emergenti e a loro colleghi ben più navigati di raccontarci piccole storie dell'orrore in forma di cortometraggio, rivelando così un futuro talento e/o confermando qualità già ben conosciute. L'elemento che unisce solo tematicamente gli otto episodi, tutti scollegati tra loro, di Holidays è quello delle festività: dalla classica notte di Halloween alla festa del papà e della mamma, e poi ancora il giorno di San Valentino, Pasqua, Natale, Capodanno e San Patrizio ci faranno compagnia per i cento minuti di visione, divisi come sempre in questo tipo di produzioni tra alti e bassi di sorta e seguenti l'ordine cronologico delle varie celebrazioni durante l'anno.

Aprono le danze Kevin Kolsch e Dennis Widmyer (anche sceneggiatori del tassello finale) con Valentine's Day, dove un'adolescente presa di mira dalle compagne si prende una cotta per il suo insegnante di nuoto, affetto da una grave malattia cardiaca: buona l'atmosfera che si fa via via più inquieta con lo scorrere dei minuti, fino ad un finale forse un po' gratuito ma di buon impatto sull'incedere della storia.

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Più criptico invece St. Patrick's Day di Gary Shore (già regista di Dracula Untold) che ci racconta di un'insegnante rimasta inspiegabilmente incinta di un rettile; un'alunna della sua classe (la piccola Izzy Watts) sembra collegata al futuro nascituro. Citando, anche nei dialoghi, Rosemary's Baby (1968), il corto si conclude con una sorta di sabba pagano non privo di un fascino morboso al punto giusto. Morboso è anche il terzo episodio di Nicholas McCarthy, Esther, ambientato per l'appunto nella notte precedente la Pasqua e incentrato sui timori, poi rivelatisi tristemente fondati, di una bambina sul ritorno dalla morte di Gesù Cristo: peccato che sarà poi un altro indesiderato ospite a scatenare l'orrore. Buoni gli effetti di make-up nella realizzazione della suddetta creatura, ma l'epilogo pur affascinante è troncato a livello narrativo proprio sul più bello. In Mother's Day di Sarah Adina Smith assistiamo invece alle turbe psicologiche di una donna che, suo malgrado, finisce per rimanere incinta ogni volta che fa sesso; su consiglio di una dottoressa decide di provare una cura in una comunità nel deserto di sole donne. Il contesto e l'atmosfera sono decisamente particolari ma il tono complottista scema in uno stato di confusione mistica confermato in pieno nei passaggi clou.

Assai interessante, per quanto non del tutto chiarificatore, è invece Father's Day di Anthony Scott Burns, storia di una figlia che viene a sapere da una musicassetta speditale a casa che il padre da lei ritenuto morto sarebbe in realtà ancora vivo e vegeto.

L'elemento che unisce solo tematicamente gli otto episodi di Holidays è quello delle festività: dalla classica notte di Halloween alla festa del papà e della mamma, e poi ancora il giorno di San Valentino, Pasqua, Natale, Capodanno e San Patrizio.

Il genitore ha impresso sul nastro il percorso da seguire per incontrarlo dopo tanti anni, ma la sorpresa è in agguato. Teso e girato con un gran senso degli spazi e delle inquadrature e un ottimo uso della fotografia virata verso colori scuri, l'episodio non schiva forzature narrative ma possiede una sua pregnante personalità, mettendo in mostra il talento di un autore di cui sentiremo sicuramente parlare nel prossimo futuro. Solo in sottofondo è invece la festa di Halloween nell'omonimo episodio diretto da Kevin Smith: il popolare e graffiante regista di Clerks (1994) opta per una via più trash e beffarda incentrando la vicenda su un gruppo di cam-girl e il loro "sfruttatore; poco sangue ma le scene forti, tutte rigorosamente lasciate fuori campo, possiedono un certo disturbante lascito soprattutto per ciò che riguarda il pubblico maschile. Azzeccato anche il capitolo natalizio firmato dallo Scott Stewart di Dark Skies (2013): in Christmas un padre ritardatario non riesce a comprare un avveniristico apparecchio di realtà virtuale per suo figlio, salvo poi rubarlo poco dopo a un uomo morente.

Ironico in tutto il suo minutaggio grazie anche alla contagiosa simpatia del rosso protagonista Seth Green. Chiude le danze New Year's di Adam Egypt Mortimer, curioso incontro galante tra due serial killer che, in una sorta di legge del contrappasso, finirà in un vero e proprio massacro: tanto innocuo quanto divertente.

di Maurizio Encari
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