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Fai bei sogni Recensione


Fai bei sogni Recensione

Recensione Silenzio in sala
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La mattina del 31 dicembre 1969, Massimo (Nicolò Cabras) - un bambino di nove anni - trova suo padre (Guido Caprino) circondato dai parenti. La madre (Barbara Ronchi) è misteriosamente morta la notte prima.

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Voto Silenzio in Sala: 2.0/5
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Trent'anni dopo Massimo (Valerio Mastandrea), diventato un giornalista affermato, svuotando la vecchia casa di famiglia, ripercorre la propria vita: il ricordo del suo passato e la verità dietro la morte della madre continuano a perseguitarlo.

Presentato in anteprima al 69° Festival di Cannes nella sezione Quinzaine des Réalisateurs, Fai bei sogni, tratto dal romanzo omonimo di bMassimo Gramellini/b è il nuovo film di Marco Bellocchio dopo il precedente Sangue del mio Sangue del 2015. Il venticinquesimo in carriera. Prendendo spunto dal romanzo autobiografico scritto da Gramellini, Bellocchio affronta un dramma ambizioso e complesso che copre trent'anni di vita del protagonista, interpretato in età giovane da Nicolò Cabras e in quella adulta da Valerio Mastandrea. Il regista di Vincere genera un racconto che si dipana inizialmente negli anni '70, narrando l'infanzia del giovane Massimo e il suo desiderio di capire cosa sia successo alla madre, fino a giungere a inizio anni Novanta dove, ormai adulto e giornalista, il protagonista viene inviato a seguire il conflitto nel Kosovo. E dopo aver risposto a una lettera per il suo giornale risolve, forse, i suoi conti con il passato grazie anche all'aiuto della dottoressa Elisa (Berenice Bejo).

Un film che in maniera più che ambiziosa racconta lo scorrere di una vita, analizzandone il privato, e pone l'accento sulla malinconia dei ricordi di ognuno.

Ma, tolto la grandezza dell'obiettivo e dell'immaginario tutto culturalmente italiano che circonda il film, Fai bei sogni non riesce ad andare oltre a quello che mostra: una storia di elaborazione del lutto e di coraggio oltre il dolore e la tragedia.

Su come il passato influisca nella vita futura di chiunque. Bellocchio non abbandona le proprie ossessioni - dal rapporto controverso con la religione alla conflittualità con la figura paterna - e cerca l'album di un'esistenza dall'infanzia all'età adulta passando ai momenti più salienti, muovendosi tra presente e passato. Ma, tolto la grandezza dell'obiettivo e dell'immaginario tutto culturalmente italiano che circonda il film (da quello televisivo a quello sportivo), Fai bei sogni non riesce ad andare oltre a quello che mostra: una storia di elaborazione del lutto e di coraggio oltre il dolore e la tragedia. Un film dal tono talmente dimesso da risultare quasi apatico; che si limita a dispiegare una trama a cui manca una sguardo forte degli eventi e si inceppa in lungaggini di scrittura e in una visione fin troppo illustrativa delle cose.

di Riccardo Tanco
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