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Recensione Silenzio in sala
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Con Animali fantastici e dove trovarli J.K. Rowling e David Yates, a distanza di cinque anni dall’ultimo adattamento dalla saga di Harry Potter, riportano il mondo del maghetto sul grande schermo, cimentandosi con una sceneggiatura originale – per quanto ispirata all’omonimo “bestiario” composto dall’autrice britannica - ambientata a New York nel 1926.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
Voto utenti: 3/5

Protagonista delle vicende è Newt Scamander (Eddie Redmayne), magizoologo giunto in America per riportare nel suo habitat naturale un raro animale magico. La valigia con la quale si muove è decisamente capiente e ospita una serie di incredibili creature, alcune delle quali molto incuriosite dal nuovo contesto e restie a rimanere docilmente al loro posto. Proprio la fuga di un simpatico Snaso, sorta di “ornito-talpa” con istinti da gazzaladra, infilerà il povero Scamander in un intrigo più grande di lui, ordito per scatenare una guerra fra maghi e No-Mag (equivalente dei “babbani” britannici), come già tentato in Europa dal misterioso mago oscuro Grindelwald.

Il recupero di un contesto coerente con l’epopea di Harry Potter trova nuovo respiro nelle avventure di quello Scamander che non è ancora diventato autore del testo di riferimento sugli animali magici per tutti gli studenti di Hogwarts, ma le cui competenze in materia troveranno presto modo di essere messe a servizio della collettività magica e non, a dispetto di un’iniziale…diciamo ritrosia a farne uso. Intorno al nuovo protagonista gravitano una serie di personaggi ben caratterizzati, fra i quali spicca la simpatica spalla comica Jacob Kowalski (Dan Fogler). L’ex auror Tina (Katherine Waterson) e sua sorella Queenie (Alison Sudol) completano il quartetto principale, proponendosi come ideale contraltare al trio Harry-Hermione-Ron. Al pari dei film dedicati al maghetto con gli occhiali, anche Animali fantastici e dove trovarli è un fantasy-thriller con trame e sottotrame, in cui gli obiettivi personali dei protagonisti si mescolano con qualcosa di molto più grande. Se però Harry era predestinato a un compito di portata universale, Newt è inconsapevolmente trascinato dagli eventi – e dai suoi animali – in un gioco al quale per buona parte del film non è interessato.

Al pari dei film dedicati al maghetto con gli occhiali, anche Animali fantastici e dove trovarli è un fantasy-thriller con trame e sottotrame, in cui gli obiettivi personali dei protagonisti si mescolano con qualcosa di molto più grande.



Gli animali fantastici che danno nome al film, e si presume anche ai sequel già annunciati, si ritagliano una parte effettivamente importante nel racconto: sono l’innesco delle situazioni e lo strumento per risolverle. Ognuno di essi - e se ne contano almeno 7 con ruoli importanti, e altrettanti che compaiono per brevi momenti - è ben definito sia a livello estetico che caratteriale, spaziando dai delicati e fedeli Asticelli dalle sembianze vegetali al maestoso Tuono Alato, passando per lo Snaso di cui sopra o lo schivo Demiguise dalle sembianze bradipesche. Eppure, nel complesso, il film non trasmette, se non proprio tramite le creature, l’aura d’incanto che la storia di Harry Potter è stata in grado di generare; sfrutta la maggior libertà concessa dalla mancanza di riferimenti letterari per dare vita a una variante americana del mondo dei maghi dotata di un certo fascino. Inoltre New York, non sarà Hogwarts, ma resta un set affascinante per inseguimenti e scontri di ogni tipo, magico compreso.

La cupezza che contraddistingueva gli ultimi episodi di Harry Potter, non a caso diretti da Yates, permane complessivamente in questo Animali fantastici e dove trovarli: nonostante le molte scene divertenti e colorate, il regista non ha saputo recuperare dalla saga precedente la meraviglia e la magia, rimanendo - anche in questa nuova declinazione - un po’ freddo, tanto in termini di fotografia che di messa in scena.

Animali fantastici e dove trovarli è un prodotto ben confezionato, che non mancherà di riscuotere successo. Peccato solo che questa sua natura “industriale” non si limiti al contesto della New York che descrive.

di Roberto Semprebene
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