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Recensione Silenzio in sala
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Prendi un romanzo cult di Nick Hornby e ambientalo a Roma. Scegli due freschi protagonisti, una madre giovane, un padre "gigione" ed ecco che anche l’edizione numero 34 del Torino Film Festival ha il suo teen movie.

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Parliamo di Slam - Tutto per una ragazza, la cui regia è firmata da Andrea Molaioli, co-sceneggiatore insieme a Francesco Bruno e Ludovica Rampoldi.

Samuele (Ludovico Tersigni), è un ragazzo di sedici anni con una passione: lo skateboard. Il suo idolo è Tony Hawk, mito degli skaters: è lui infatti il mentore al quale si rivolge quando ha qualche problema che non riesce ad affrontare con serenità. La vita di Sam non è semplice: i genitori (Jasmine Trinca e Luca Marinelli), separati dalla sua nascita, lo hanno avuto alla stessa sua età quando erano troppo giovani per reggere un rapporto che contemplasse un bambino. Diventare adulti a sedici anni sembra essere la cifra della sua famiglia: come sua nonna, come sua madre, anche Samuele, a sorpresa, dovrà affrontare una nascita inaspettata. Alice (Barbara Ramella) la ragazza di cui è innamorato, aspetta infatti un bambino. Rompere la tradizione di famiglia o perpetrarla?

Dopo Piuma di Roan Johnson, anche Slam - Tutto per una ragazza cavalca quest’ondata controcorrente dei film su giovani alle prese con l’antica arte di diventare genitori. Tema che sorprende, perché parliamo di sceneggiatori e registi che vivono in un Paese che si chiama Italia, in cui la natalità è prossima allo zero.

Slam - Tutto per una ragazza viene risucchiato nel vortice della leggerezza, ma la sensazione è che non fosse questo l’obiettivo della regia.

Pur non volendo collocare al centro della storia il rapporto tra i due ragazzi (per ammissione dello stesso regista il film è sui giovani ma anche sugli adulti) Slam - Tutto per una ragazza è una commedia leggera che adotta in maniera totale il punto di vista dei protagonisti più piccoli. La camera si muove come su uno skateboard in giro per la città, attraversando i luoghi, i punti di ritrovo, i bar dove scorre la vita dei giovani romani. Per tutta la prima parte si ha la sensazione di essere spettatori del più classico dei teen movies; solo mano a mano che la storia si sviluppa e il film sia apre verso una dimensione più corale, iniziamo a intravedere la volontà di percorrere altre piste, che cercano di dare più spessore alla pellicola. Ma le tematiche narrative sono troppe.

Questo gioco di ceti e ruoli sociali non sembra portare la storia da nessuna parte e, anzi, sembra quasi antico per un film che usa l’onomatopea come titolo. Non solo, ma la storia dei due ragazzi adotta a metà visione dinamiche narrative che non convincono, anzi infastidiscono: il gioco dei flashforward e dei flashback per rappresentare le conseguenze delle decisioni dei protagonisti alla terza volta non funziona, risultando banale e scontato. È nella scelta di dinamiche non troppo efficaci e di percorsi poco a fuoco che risiede la vera debolezza di questo film, che non vuole rinunciare a nulla, perdendo così un senso di insieme.

Molte anche le inesattezze nella messa in scena, che rendono la pellicola traballante in più snodi e inficiano la credibilità. Slam - Tutto per una ragazza è una buona idea sulla carta, ma il confezionamento sembra un bambino vestito con abiti da adulti, vistosamente grandi. L’ottima interpretazione dei protagonisti e un Luca Marinelli sempre ineccepibile salvano il film dal limbo dei film scialbi e inconcludenti. Così come il precedente Piuma, anche Slam - Tutto per una ragazza viene risucchiato nel vortice della leggerezza, ma la sensazione è che non fosse questo l’obiettivo della regia. Peccato, perché nella dimensione dialogica il film trova il registro giusto, e le gag non sono mai mediocri o sopra le righe.

di Valentina Pettinato
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