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Assassin's Creed Recensione


Assassin's Creed Recensione

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Accade spesso che per i film legati al mondo dei videogame esistano aspetti, su cui vale la pena soffermarsi, che trascendono il carattere puramente filmico e vanno a toccare lo spinoso rapporto fra due media audiovisivi nettamente distinti dalla natura interattiva e immersiva di quello videoludico. Nel caso di Assassin's Creed la scelta di procedere alla realizzazione di un'opera che si inserisca nell’universo narrativo di riferimento, senza rappresentare l'adattamento di uno dei capitoli, si rivela indubbiamente corretta, permettendo al film di costruire una propria identità senza entrare in conflitto diretto con l’esperienza di quanti hanno giocato uno o più capitoli della serie.

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Assassin's Creed presenta un cast principale molto ricco, composto da Michael Fassbender, Marion Cotillard, Jeremy Irons, Brendan Gleeson, Charlotte Rampling e Michael K. Williams, messo a disposizione della regia dell’australiano Justin Kurzel. Attraverso una serie di balzi temporali, siamo introdotti ai vari contesti del film: la Spagna del 1492, il Messico degli anni ’80 e, dopo un fugace passaggio negli USA, di nuovo la Spagna, ma di oggi.

Nel nostro tempo, Callum Lynch è un criminale condannato a morte, salvato dal suo destino da una potente società di ricerca, la Abstergo. Guidata dal professor Alan Rikkin e sua figlia Sophia, la Abstergo opera per i Templari: una setta segreta intenzionata a privare l’essere umano del libero arbitrio, scongiurando così la possibilità di violenze dovute alla libertà di pensiero. Per poter raggiungere questo fine, i Templari stanno cercando disperatamente di mettere le mani sulla Mela dell’Eden, artefatto ritenuto di origine divina e contenente il seme della disobbedienza, il genoma del libero arbitrio. La Mela è però custodita e difesa da sempre dalla setta degli Assassini, unico vero baluardo della libertà contro le mire di controllo templari.

La volontà di mettere troppa carne al fuoco fa perdere anche la possibilità di approfondire personaggi che sarebbero principali, ma che nel film risultano più avatar di quanto non siano nel videogame.

Callum si ritrova così dentro questa disputa millenaria, in quanto ultimo discendente di Aguilar de Nerha, l’ultimo assassino in possesso della Mela. E, grazie ad un avveniristico strumento chiamato “Animus”, Sophia è in grado di far rivivere attraverso la memoria genetica di Callum i ricordi del suo avo.

Il film si muove su due piani narrativi parallelli: il presente e il 1492, con Michael Fassbender nel duplice ruolo di Callum e Aguilar. La resa estetica di personaggi e contesti, che poteva far riferimento a uno dei più iconici videogame contemporanei, è effettivamente accurata, dimostrando un’attenzione media di buon livello.

A dire il vero, anzi, alcuni elementi topici della serie videoludica, come l’Animus e il “Salto della Fede”, trovano nella trasposizione cinematografica la loro migliore interpretazione. È evidente in questa cura la volontà di costruire un prodotto di qualità, che contemperi il necessario rispetto di un universo narrativo di riferimento già oggetto di una vasta trattazione transmediale, con le esigenze di massificazione di un prodotto noto, ma non necessariamente in modo completo, anche ad un pubblico di non videogiocatori. Il risultato è un film dalla doppia anima. Da una parte, in termini di azione, si tratta di un prodotto interessante, con belle coreografie, ricostruzioni affascinanti, personaggi interessanti; dall’altra la volontà di sincopare in un solo film tutta la spiegazione della disputa millenaria fra templari e assassini, trattata nel corso di sei capitoli videoludici principali più annessi e connessi, rende le fondamenta della storia un po’ fragili. L’argomento è avvincente, il discorso del libero arbitrio e del fanatismo è profondo e di grande attualità, ma viene semplificato al limite della banalizzazione; ed è un peccato, perché questo si riflette anche sui dialoghi e sugli atteggiamenti di alcuni personaggi, in modo da rendere l’aspetto “maturo” del film piuttosto deludente. Le motivazioni profonde dei personaggi principali sembrano capricci, motivati con valori altissimi cui non sembrano credere neanche loro stessi.

Menzione di demerito reale ha poi l’edizione italiana del film: il doppiaggio di Sophia disturba la visione come raramente accaduto nel recente passato, contribuendo a danneggiare quello che è già il personaggio più debole del film. La volontà di mettere troppa carne al fuoco fa perdere anche la possibilità di approfondire personaggi che sarebbero principali, ma che nel film risultano più avatar di quanto non siano nel videogame: Aguilar de Nerha avrebbe le potenzialità per essere annoverato insieme ad Altair, Ezio e tutti i colleghi di matrice videoludica, ma di fatto non c’è data vera occasione di conoscerlo, perché il focus è posto su Callum e sul suo presente in modo molto più marcato. Complessivamente Assassin's Creed è un buon prodotto d’intrattenimento, che poteva essere qualcosa di più. La storia ambientata nel presente si divide in termini di ritmo fra le lentezze della prima parte ed evoluzioni più avvincenti nella seconda, mentre tutte le scene ambientate nel 1492 sanno trasmettere il feeling della serie videoludica in modo efficace. Se i prossimi capitoli riusciranno a sviluppare in modo più coerente e articolato le sovrabbondanti premesse di questo primo capitolo, la saga di Assassin's Creed potrebbe avere un futuro importante anche al cinema.

di Roberto Semprebene
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