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Blade Runner 2049 Recensione


Blade Runner 2049 Recensione

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In un decennio – ma forse anche di più – all’insegna della scarsità di idee, Hollywood e dintorni hanno dato sempre più spazio a remake/reboot/prequel/sequel. Senza che, nella maggior parte dei casi, nessuno glielo avesse chiesto e molto spesso fallendo miseramente.

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Più volte hanno toccato autentici mostri sacri per ragioni di mero fan-service (le saghe di Indiana Jones e Star Wars su tutti) ma quando nel 2015 è stata annunciata la messa in cantiere di un sequel del cult di Ridley Scott nessuno ha pensato fosse una buona idea.

Ora che siamo giunti al tanto atteso momento, Blade Runner 2049 è finalmente arrivato in sala, possiamo finalmente smettere d’ignorare l’elefante che c’è nella stanza e rispondere alle due domande fondamentali: ma il film com’è? Molto bello. E poi: è un'operazione sensata, a 35 anni di distanza, o si tratta dell’ennesimo tentativo di far soldi con un titolo di successo?Probabilmente la risposta è – ahimé – la seconda. Ma è anche vero che Denis Villeneuve ha tirato fuori una storia plausibile e allineata al primo; la migliore che fosse possibile ricavare con un lasso di tempo così lungo e da un film così importante. Blade Runner 2049 è talmente sensato che probabilmente ci troviamo di fronte al miglior film di questo 2017, di svariate misure superiore all’eccessivamente osannato Dunkirk di Christopher Nolan. Lo stesso Denis Villeneuve ha pregato la stampa di non diffondere dettagli troppo “intimi” della sua opera dopo averla visionata. E si può intuirne il motivo.

Cinema puro, complesso, fatto di idee e di storie concrete da raccontare, oltre che dotato di una componente visiva in bilico tra il sublime e l’inquietante, ma sempre di una raffinatezza esemplare e di rara bellezza.

Perciò se non avete ancora visto il film forse fareste meglio a non proseguire, sebbene in questo articolo non compaiano spoiler veri e propri.

Il film si apre con una contrapposizione nettissima: panoramica su una distesa bianca e arida che quasi fa bruciare gli occhi, in contrasto alla sequenza iniziale, buia e fumosa, vista nel 1982. Ryan Gosling è K, un blade runner replicante di nuova generazione, che opera nella Los Angeles del 2049. La prima scena lo vede coinvolto in una colluttazione con Dave Bautista (replicante in fuga da più di un ventennio): uno scontro che darà inizio a una catena di eventi che lo trascineranno in un gorgo senza via di scampo.

Al contrario di come molto spesso accade, questo sequel non viene costruito sopra il primo capitolo, mutandone e adattandone la mitologia a seconda dei propri bisogni, ma scava e approfondisce temi e personaggi ampliandoli a dismisura sino a inglobarle tutto in un universo coerente. Da questo punto di vista Blade Runner 2049 riesce a reggersi benissimo sulle proprie gambe, quasi fosse una sorta di spin-off del film del 1982 e non il suo sequel.

I riferimenti all'opera di Ridley Scott ci sono, ma latenti; quasi fossero un gustoso contorno che non distoglie l'attenzione dalla portata principale. Harrison Ford compreso.

Il medesimo discorso vale anche per il comparto visivo, confezionato con impeccabile cura, che amplia in maniera coerente i confini dell’azione (oltre a Los Angeles vedremo anche altre città) ma mantenendo una fluidità tale per cui lo spettatore capisce immediatamente di stare guardando lo stesso universo del film di Scott. Proprio per questi presupposti Blade Runner 2049 resta a tutti gli effetti un film di Denis Villeneuve in cui non è difficile scorgere alcune tematiche a lui care. Uno su tutti è il susseguirsi degli eventi in maniera casuale, che si sposa benissimo al concetto presente anche nel primo film, in cui sono i ricordi - veri o fittizzi - a dettare le azioni dei personaggi. Interessante anche l’utilizzo delle figure femminili: nella filmografia di Villeneuve le donne sono spesso protagoniste e, sebbene qui il ruolo centrale sia affidato a Gosling, è innegabile che siano loro il vero motore; da Robin Wright al rievocato fantasma di Rachael, dalla creatrice di memorie alla spietata Luv, sino a Joi e alla prostituta Mariette.

Blade Runner 2049 è un film imponente sotto tutti i punti di vista (quasi tre ore di una densità incredibile), stratificato all’inverosimile, che accumula concetti e storie riversandole l’una dentro l’altra in un gioco di “celle intrecciate” e che proprio per questo scontenterà gran parte del pubblico generalista. Ma per chi ama il cinema puro, complesso, fatto di idee e di storie concrete da raccontare - oltre che dotato di una componente visiva in bilico tra il sublime e l’inquietante, ma sempre di una raffinatezza esemplare e di rara bellezza - non potrà che rimanerne ammaliato.

di Marco Filipazzi
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