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Recensione Silenzio in sala
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All’interno del panorama action moderno, azzardando un paragone che rasenta l’eresia, si può dire che John Wick sia il film americano che maggiormente suona come una risposta a quel capolavoro di The Raid - Redenzione. Trama risibile – Keanu Reeves è un ex-sicario in cerca di vendetta verso chi gli ha ammazzato il cane – ritmo serratissimo, azione martellante, combattimenti infiniti e soprattutto fisici, reali, al punto che lo spettatore riesce a percepire il dolore e la fatica dei protagonisti.
A dirigere il tutto vi erano due ex-stuntman che dopo una carriera ventennale hanno deciso di passare dietro la macchina da presa: Chad Stahelski (che è stato la controfigura di Keanu Reeves da Point Break in poi) e David Leitch.

John Wick, un successo, ha dato nuovamente senso alla parola «action» nel cinema americano (dove lo standard è dettato dalle orge digitali dei cinecomics Marvel) e soprattutto ha incassato 131 milioni di dollari contro “l’esiguo” budget di 20.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
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Un sequel era d’obbligo. Così tre anni dopo arriva il Capitolo 2, questa volta diretto in solitaria da Chad Stahelski (il suo socio viene ingaggiato per la regia di Atomica Bionda, altra perla action estremamente sottovalutata).

Come la tradizione del genere impone, vi è un solo modo per realizzare il sequel di un film del genere: metterlo sotto steroidi. Il mondo, i personaggi e le situazioni viste nel primo John Wick qui vengono riprese pari pari, ma rese più grosse, fracassone, frenetiche. Nel primo film veniva presentato al pubblico una sorta di mondo parallelo popolato da assassini che rispettano un rigido codice d’onore fatto da gerarchie, regole e patti di sangue. Un mondo invisibile alla gente comune, eppure perfettamente funzionale, dove i sicari vengono pagati con dobloni d’oro e risiedono in alberghi di lusso sparsi per tutto il globo. Il Capitolo 2 amplia questo mondo e vi innesta la sua storia all’interno.

Prima di ritirarsi, John ha fatto un patto di sangue con un camorrista (Riccardo Scamarcio): ora, dopo molti anni, è chiamato a onorare quel patto: uccidere sua sorella (Claudia Gerini) per diventare il solo erede del loro impero malavitoso. John fa il suo dovere, ma il malavitoso anziché considerare la questione chiusa, decide di scatenare una guerra contro il sicario per vendicare la morte della sorella.

Keanu Reeves regge l’intero film con la solita espressione da uomo avvilito dipinta in faccia: ma, per una volta, non è una critica ma un complimento.

Il film si accoda alla perfezione al primo capitolo, alzando l’asticella senza strafare, regalandoci alcune delle migliori scene d’azione viste in un film americano nell’ultimo decennio.

Quella sua aurea da cane bastonato si sposa perfettamente con lo spirito del personaggio, anche se le scene migliori sono ovviamente quelle in cui spara, insegue, scappa e ovviamente mena. Il cast di comprimari è a una prima occhiata quanto di più lontano ci si potrebbe aspettare da un film del genere, eppure tutti loro funzionano alla perfezione nei rispettivi ruoli: Scamarcio e la Gerini sono credibili nei panni di una sorta di rivisitazione camorristica dei gemelli Lannister; torna Ian McShane (che non sbaglia un ruolo da anni) nei panni del capo dell’organizzazione degli assassini e fanno capolino i mai stonati John Leguizamo e Laurence Fishburne. Il film si accoda alla perfezione al primo capitolo, alzando l’asticella senza strafare, regalandoci alcune delle migliori scene d’azione viste in un film americano nell’ultimo decennio. Ora, dati i 160 milioni di dollari incassati, aspettiamo con trepidazione il terzo capitolo.

di Marco Filipazzi
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