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Dai produttori di Musei Vaticani 3D (2014), Firenze e gli Uffizi 3D (2015) e San Pietro e le Basiliche papali di Roma 3D (2016) nasce la prima trasposizione cinematografica mai realizzata su Raffaello Sanzio, il cui genio artistico è ad oggi uno fra i più contemplati al mondo. Dopo aver esordito nelle sale italiane il 3, 4 e 5 aprile 2017, il film viene eccezionalmente riproposto, a gran richiesta, nelle sale italiane nei giorni 19 e 20 aprile.

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Sky e Nexo Digital (in stretta collaborazione con i Musei Vaticani e Magnitudo Film) presentano Raffaello - Il Principe delle Arti in visione 3D. La regia è di Luca Viotto, recentemente scomparso a febbraio 2017.

Sono tantissime, circa 70, le opere citate. Le più note Madonne con Bambino, tema iconografico assai caro a Raffaello; e ancora Lo sposalizio della Vergine, gli affreschi delle quattro stanze vaticane e quelli delle Logge, gli appartamenti del Cardinal Bibbiena, gli arazzi destinati alla Cappella Sistina, La Velata e molte altre meraviglie. È una voce fuori campo, quella di Pietro Bembo (Marco Cocci), ad accompagnare e scandire il racconto della vita del pittore che sin da fanciullo mostrò di avere un talento di gran valore. Già orfano di madre, Raffaello perse il padre Giovanni Santi (Enrico Lo Verso) quando aveva soltanto 11 anni, ma proprio dalla figura paterna riprese e incarnò il modello del “pittore colto”, un ideale che lo porterà lontano. Da Urbino a Firenze, fino a Roma accanto ai più potenti. Usufruendo degli appassionati – e appassionanti - commenti degli storici dell’arte Vincenzo Farinella, Antonio Paolucci e Antonio Natali, le opere di Raffaello sono mostrate e raccontate, da quelle giovanili alla produzione della maturità.

Raffaello - Il Principe delle Arti è lontano dal propinare la tediosa lezione accademica e riesce, al contrario, a coinvolgere e commuovere.

Fino a una tra le più celebri: La Trasposizione di Cristo, che Raffaello ultimò poco prima di morire «d’una febbre improvvisa» – parole di Giorgio Vasari – e che venne in seguito trattenuta a Roma come reliquia dello stesso artista. Non solo la sua arte, anche l’umanità del pittore urbinate viene celebrata focalizzando l’attenzione sulle figure per lui centrali e ispiratrici: il padre, che lo iniziò al mondo dell’arte; i pontefici Giulio II e Leone X, che gli concessero piena libertà creativa nella decorazione degli ambienti vaticani; la (presunta) amata Margherita Luti, figlia di un umile fornaio e non a caso detta Fornarina (interpretata da Angela Curri). Alla personalità rude e burbera di Michelangelo, di cui il giovane pittore ammirava e spiava segretamente le opere in Vaticano, viene contrapposta quella affabile e gentile di Raffaello, ammirato e amato da moltissimi.

All’interno del profilmico vanno inoltre certamente ricordati i costumi e le scenografie ideate per le minuziose ricostruzioni storiche, a opera di Maurizio Millenotti e Francesco Frigeri. È un ritratto d’artista a tutto tondo quello che emerge in Raffaello - Il Principe delle Arti, un film che fa del 3D una scelta vincente per trasportare illusoriamente lo spettatore all’interno dei musei più prestigiosi, pur restando seduto sulla comoda poltrona del cinema.

La regia di Luca Viotto è fluida e pulita; le carrellate e le panoramiche, ariose e di ampio respiro, riflettono la grazia e la quiete delle opere di Raffaello. Raffaello - Il Principe delle Arti è lontano dal propinare la tediosa lezione accademica e riesce, al contrario, a coinvolgere e commuovere. Si ha quasi l’impressione, e non unicamente attraverso il 3D, di poter toccare con mano quei muri così magistralmente affrescati e quelle tele tanto preziose.

di Alessia Bertolino
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