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Recensione Silenzio in sala
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Videorecensione

Dopo aver rivoluzionato l’immagine cinematografica di Sherlock Holmes, per altro riavvicinandola per certi versi all’originale idea di Arthur Conan Doyle, Guy Ritchie recupera una figura fondamentale dell’epica inglese come Re Artù, rifondandone il mito su presupposti decisamente altri rispetto alla classica interpretazione. King Arthur - Il potere della spada ci presenta un mix tra due miti: Camelot e Robin Hood.

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Voto Silenzio in Sala: 3.5/5
Voto utenti: 3/5

Inconsapevole del suo alto lignaggio, Artù (Charlie Hunnam) è diventato il capo di una gang di “onesti malavitosi” in quel di Londinium. Pur gestendo un bordello e diverse altre attività non propriamente legali, Artù dimostra di avere un cuore nobile oltre che coraggioso; incurante dei pericoli è sempre pronto a far prevalere il bene dei suoi, anche a costo di menare un po’ le mani. La sua vita ai margini della legalità è però destinata a mutare radicalmente nel momento in cui, suo malgrado, si ritrova ad estrarre la spada Excalibur dalla famosa roccia e a inimicarsi niente meno che Re Vortigen (Jude Law), tirannico despota, usurpatore del trono di suo fratello Uther (Eric Bana).

I personaggi del ciclo arturiano trovano in King Arthur - Il potere della spada una nuova interpretazione. Fra ladri coraggiosi e nobili decaduti, maghi perseguitati e mostruose creature magiche, ci ritroviamo in contesti in cui, molto più che di cappa e spada, si può parlare di risse e sequenze da film d’azione moderno. Scordatevi mantelli e cortesi duelli all’arma bianca: nel film di Guy Ritchie le spade ci sono eccome ma, se si può parlar di stile, certamente non c’è traccia di eleganza nella regale figura di Artù. Complici il fisico e le pose da spaccone, il protagonista ricorda personaggi di saghe a fumetti come Jojo di Hirohiko Araki; mentre il film pesca a piene mani dall’immaginario di un videogioco come Dark Souls per tutto quello che concerne i combattimenti e la rappresentazione del villain principale. La presa di coscienza del proprio dovere di re passa per Artù attraverso una riacquisizione delle memorie del proprio passato, che procede di pari passo con la costruzione di un vero “feeling” con la spada magica Excalibur.

Fra ladri coraggiosi e nobili decaduti, maghi perseguitati e mostruose creature magiche, ci ritroviamo in contesti in cui, molto più che di cappa e spada, si può parlare di risse e sequenze da film d’azione moderno.

Nel film i poteri della spada leggendaria assumono forme esaltanti con attacchi a distanza e effetti “da impatto” che non sfigurerebbero in una sessione di Dungeons & Dragons, insieme a un’aura azzurrina che richiama da vicino quelli propri dell’elfo Celebrimbor nel videogioco Shadow of Mordor. Come si può intuire dunque, Guy Ritchie costruisce un film che fa da sintesi fra tante ispirazioni legate a diversi prodotti letterari e tecnologici, modernizzando il mito senza necessariamente stravolgerlo e creando un racconto audiovisivo che non potrà non piacere soprattutto al pubblico più giovane e integrato. A un osservatore più cinematografico e meno crossmediale King Arthur - Il potere della spada apparirà probabilmente come un action dalla trama piuttosto lineare e privo di grande originalità, che in qualche modo si limita a contestualizzare diversamente il classico "stile Guy Ritchie”. Sta di fatto, però, che il risultato è divertente e il film, pur lungo, si lascia guardare, strappando più di una risata e qualche momento di esaltazione guerriera.

di Roberto Semprebene
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