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Recensione Silenzio in sala
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Nel suo nuovo film Giovanni Veronesi ci accompagna in un viaggio, letteralmente, nella realtà professionale dei giovani italiani, così sfiduciati e disillusi dal nostro paese che sempre più spesso cercano fortuna all’estero. In un momento storico in cui immigrazione significa fuggire dal dolore e dall'atrocità della guerra, Veronesi si sofferma su un’altra migrazione: quella dei 100.000 ragazzi italiani che ogni anno se vanno dall’Italia alla ricerca della realizzazione dei loro sogni.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
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Un esodo lento e inevitabile. Il lavoro del regista nasce dalla sua esperienza radiofonica per Radio2 nella trasmissione che porta lo stesso nome del film, Non è un paese per giovani. Qui, l’autore viene in contatto con tutti quei ragazzi in fuga da un paese che li ha espulsi, ha spezzato i loro sogni e che non dà alcuna possibilità di trovare dignità e realizzazione.

Ma Non è un paese per giovani parla anche di formazione e della consapevolezza di se stessi. Ed è esattamente quello che succede ai due protagonisti del film, che in viaggio trovano le motivazioni più profonde. Sandro (Filippo Scicchitano) e Luciano (Giovanni Anzaldo) fanno entrambi i camerieri a Roma: hanno due passati diversi, uno più semplice, l’altro snob, ma entrambi sono alla ricerca di un futuro certo e soddisfacente. Ecco che allora, in maniera sprovveduta e istintiva, decidono di partire insieme alla volta di Cuba, dove tutto sembra ancora possibile. E dove l’avvento delle nuove tecnologie potrebbe portare alla cosiddetta svolta.

I giovani spettatori troveranno in questo film forse lo spunto per saper fare di meglio dei protagonisti e cercare davvero dentro di sé un posto dove diventare grandi.

A L’Avana li aspetta Nora (Sara Serraiocco), una ragazza piena di contraddizioni. Proprio come il destino che li aspetta.

Nonostante il film parta da un’idea encomiabile e profonda, la sua resa non si rivela altrettanto illuminante. La regia è attenta, sensibile e fluida ma la sceneggiatura - che vorrebbe caricare di epicità le imprese dei tre ragazzi - appare invece forzata e a tratti inverosimile, farcita di clichè, battute troppo telefonate e diverse sottotrame, difficili da gestire in un film solo. Ogni personaggio avrebbe infatti forse meritato un microcosmo a sé.

Si sarebbe forse dovuto dare maggior rilievo e approfondimento alle varie tappe che un cambiamento del genere implica. I pregi comunque ci sono. Come la buona prova del cast, soprattutto Filippo Scicchitano e Sara Serraiocco, così credibili e a loro agio nei ruoli della borderline Nora e del bravo ragazzo Sandro: la prima si fa portatrice dell’evoluzione e rinascita sua e dei due ragazzi; il secondo rappresenta il punto di riferimento per gli “italiani brava gente”. Anche Giovanni Anzaldo è abbastanza convincente, sebbene la storyline del suo personaggio off limits risulti troppo artefatta. E poi c'è Nino Frassica, che riesce subito a entrare nel cuore dello spettatore.

Belle le musiche di Giuliano Sangiorgi, alle prese qui per la prima volta con un’intera colonna sonora: composta, orchestrata e diretta da lui stesso. Fresche e incisive le immagini, le inquadrature e le scenografie, che proiettano subito lo spettatore nella realtà intima dei personaggi, così come negli odori e profumi della realtà cubana. Una realtà che investe i protagonisti del film come i giovani italiani di oggi che si ritrovano a fare i conti con scelte azzardate, incontri violenti, personaggi diretti e toccanti, lanciando un messaggio feroce della realtà di oggi. I giovani spettatori troveranno in questo film forse lo spunto per saper fare di meglio dei protagonisti e cercare davvero dentro di sé un posto dove diventare grandi.

di Angela De Angelis
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