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Recensione Silenzio in sala
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Due amici scrivono una sceneggiatura, un thriller su un ragazzo di Boston con un’intelligenza fuori dal comune che viene tallonato dall’FBI. Fanno arrivare lo script a un produttore, che affianca loro uno sceneggiatore senior: la trama si trasforma così nel dramma di un giovane genio, dall’infanzia difficile, che grazie a un saggio psicologo riesce a superare ansie e paure per trovare il proprio posto nel mondo.

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Voto Silenzio in Sala: 4.0/5
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L’avrete capito: i due amici/aspiranti sceneggiatori sono Ben Affleck e Matt Damon, lo script supervisor William Goldman (Butch Cassidy, Tutti gli uomini del presidente, Misery non deve morire) e il regista Gus Van Sant, l’uomo che ha portato l’indie a Hollywood. Will Hunting - Genio ribelle nasce così: dall’amicizia tra Affleck e Damon, poi entrati anche nel cast del film nonostante la produzione (Castle Black e poi Miramax) avrebbe voluto Brad Pitt e Leonardo DiCaprio come protagonisti e Michael Mann alla regia.

Will (Matt Damon) è un ragazzo difficile, dotato di un'intelligenza fuori dal comune e di un talento innato per la matematica: cresciuto nei quartieri poveri di Boston, con l'amico Chuckie (Ben Affleck) e la compagnia di sempre, la sua vita scorre monotona tra locali, ragazze e un lavoretto come inserviente nel prestigioso Massachusetts Institute of Technology. Un giorno, mentre fa le pulizie al MIT, la sua attenzione viene catturata dalla lezione del celebre matematico Gerald Lambeau (Stellan Skarsgard) e dal difficile quesito scritto sulla lavagna. Will lo risolve e, scoperte le doti del ragazzo, Lambeau lo prende sotto la sua ala. Ma il rapporto tra i due è burrascoso: così Lambeau decide di organizzargli un incontro con Sean Maguire (Robin Williams), psicologo e sua vecchia conoscenza, che condivide con Will un passato di traumi a Southie. Questo incontro cambierà la vita del ragazzo, che nel frattempo si è innamorato di Skylar (Minnie Driver), studentessa di Harvard.

Non è ancora chiaro, a oggi, il ruolo di William Goldman nella scrittura di Will Hunting - Genio ribelle (nel suo libro di memorie, Which Lie Did I Tell?, lui stesso si qualifica solo come advisor) ma nel 1998 la sceneggiatura originale del film vince l’Oscar e da allora è una delle più studiate nelle scuole di scrittura.

A fare scuola è stata anche la regia di Gus Van Sant, che con Will Hunting esordiva nell’industria del cinema: sì perché se oggi fare indie è una cosa da alternativi, chissà come doveva apparire nel 1997.

Da manuale è il percorso compiuto nella narrazione da ognuno dei personaggi; così come il rapporto tra Will e i suoi “padri”, Lambeau e Maguire, imperfetti e complementari. Sean Maguire - Premio Oscar 1998 a Robin Williams - è uno dei migliori personaggi mai scritti per il grande schermo: un mentore che cede al protagonista il ruolo di maestro, che diventa allievo del suo allievo, pur restando il perno di una delle scene più drammatiche e liberatorie del cinema («It's not your fault»).

Da Will Hunting - Genio ribelle, la cui trama oggi potrà sembrare a qualcuno ingenua e retorica, provengono alcuni degli stilemi di Hollywood: come il mito del buono e del cattivo ragazzo di Boston, poi portato avanti dallo stesso Ben Affleck (The Town), da Martin Scorsese (The Departed – Il bene e il male), da Clint Eastwood (Mystic River). E a fare scuola è stata anche la regia di Gus Van Sant, che con Will Hunting - Genio ribelle ha esordito nell’industria del cinema.

Sì perché se girare oggi un film in stile indie - tra steadycam e improvvisazione - è una cosa da alternativi, chissà come doveva apparire nel 1997, anno in cui la commedia romantica al botteghino era Il matrimonio del mio migliore amico, il film che tutti andavano a vedere Man in Black e da lì a poco le sale sarebbero state sconvolte dal fenomeno Titanic.

di Aurora Tamigio
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