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Recensione Silenzio in sala
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Jeliza-Rose non è certo cresciuta su solide basi: figlia di un cantante rock dimenticato e bruciato dalla droga, vive nel caos di una famiglia sbandata, amata (a suo modo) dal padre e bistrattata dalla madre. Ma alla morte improvvisa di quest’ultima, Jeliza-Rose sarà costretta a trasferirsi nella vecchia casa di campagna della nonna paterna, ormai poco più che un rudere abbandonato in mezzo alla prateria; qui incontrerà personaggi alquanto stravaganti, e la sua fantasia si costruirà un proprio piccolo mondo in cui viaggiare liberamente.

Lasciategli autonomia creativa, e Terry Gilliam vi spingerà senza preavviso nella tana del Bianconiglio, dove la piccola Jeliza-Rose vi prenderà per mano e vi mostrerà quant’è profonda: sgravato dal giogo opprimente dei produttori (i Weinstein, per citare il caso più recente), l’immaginario allucinato, estroso, debordante dell’autore inglese è libero di vagare nel mondo anarchico di una fiaba nera, un luogo della mente che trasfigura cose e persone secondo la propria (assenza di) legge.

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Voto Silenzio in Sala: 3.5/5
Voto utenti: 3/5

Ne nasce così un film difficile, che non concede nulla allo spettatore ma lo costringe a calarsi nella prospettiva deformata di una bambina sola, deliziosamente candida e incosciente, trinceratasi nella sua fantasia per sopravvivere e conservare un minimo di sanità mentale, tale è l’instabilità delle condizioni in cui è nata e cresciuta. E Terry Gilliam la pedina, ne segue ogni passo, ogni avventura, ne coglie ogni mezza parola rivolta a sé stessa (o alle proiezioni di sé stessa, le bambole), viola l’intimità della sua immaginazione e vede tutto attraverso i suoi occhi: «Ho realizzato questo film a sessantaquattro anni e credo di avere finalmente scoperto il bambino che è dentro di me» confessa il regista, invitandoci a seguire il suo esempio nella visione di quest’opera che visceralmente gli appartiene, dalle inquadrature sbilenche ai tempi dilatati dell’azione (pressoché inesistente: nella storia non accade quasi nulla), dalle bizzarre escursioni oniriche al racconto di un’umanità disfatta, emarginata, chiusa nelle proprie piccole follie e dimenticata dal mondo civile. Forse in un film come Tideland - Il mondo capovolto Terry Gilliam ha l’opportunità di indagare la dimensione privata delle sue ossessioni, trasformando il romanzo di Mitch Cullin in un sogno/incubo personale che, però, mai eccede in apparizioni barocche o deliri autocompiaciuti; non tutti saranno disposti a seguirlo, ma nessuno potrà restare indifferente. Formidabile, in un ottimo cast, la giovane Jodelle Ferland, che regge l’intero film sulle sue spalle.

Lasciategli autonomia creativa, e Terry Gilliam vi spingerà senza preavviso nella tana del Bianconiglio, dove la piccola Jeliza-Rose vi prenderà per mano e vi mostrerà quant’è profonda.

di Lorenzo Pedrazzi
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