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Recensione Silenzio in sala
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La diversità, percepita come arricchimento, fonte di bellezza e al tempo stesso causa di emarginazione, è da sempre una tematica cara al visionario regista Tim Burton. E, senza colpo ferire, diventa protagonista del suo ultimo film Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
Voto utenti: 3/5

Il romanzo La casa per bambini speciali di Miss Peregrine, scritto da Ransom Riggs nel 2011 ha ispirato Tim Burton a partire dall'incipit del racconto: una serie di vecchie fotografie mostrate da un nonno al nipote. Le immagini, che ritraggono bambini e bambine dall’aspetto strano e mostruoso, provengono da un antico orfanotrofio inglese, in cui il protagonista finisce dopo la morte della sua famiglia, ebrea di origine polacca, perseguitata dal nazismo.

Così, dopo la morte di suo nonno, avvenuta in circostanze inspiegabili, l’appena adolescente Jacob Portman (Asa Butterfield) parte in cerca di risposte che i suoi genitori non vogliono e non possono fornirgli. Alla volta di questo fantastico e misterioso luogo di cui aveva tanto sentito parlare da bambino. Arrivato in questa piccola isola del Galles incontra questi ragazzi speciali, che lo conducono, tramite il passaggio in una grotta, direttamente nel 1943, alle porte della famosa casa per bambini abbandonati. Lì Jacob conosce Miss Peregrine (Eva Green, nuova musa ispiratrice di Tim Burton dopo Dark Shadows) e tutti i suoi allievi. Qui, Jacob incontra Emma, più leggera dell’aria, che ha bisogno di possenti scarpe di piombo per rimanere a terra; Millard, il ragazzo invisibile; Fiona, che ha il potere di far crescere le piante; Olive, in grado di accendere il fuoco con il pensiero, e molti altri. La stessa Miss Peregrine è speciale, e Jacob scoprirà anche il suo talento.

La peculiarità, l’unicità e anche la stranezza presente in ognuno di noi, che Tim Burton ha sempre voluto sottolineare nei suoi lavori, da Beetle Juice a Big Fish, passando obbligatoriamente per Edward mani di forbice, trova nelle caratteristiche dei personaggi già presenti all’interno del romanzo materia perfetta per il grande schermo.

Come accade in molti film di Tim Burton, anche la persona apparentemente più anonima si rivela essere ben altro e, entrando in contatto con questo folle ma accogliente mondo, Jacob scoprirà di non essere lì solo per caso.

La peculiarità, l’unicità e anche la stranezza presente in ognuno di noi, che Tim Burton ha sempre voluto sottolineare nei suoi lavori, da Beetlejuice - Spiritello porcello a Big fish - Le storie di una vita incredibile, passando obbligatoriamente per Edward Mani di Forbice, trova nelle caratteristiche dei personaggi già presenti all’interno del romanzo materia perfetta per il grande schermo. Il regista, che a suo modo ha reinventato il genere della favola, porta il pubblico dei più e meno giovani in un macrocosmo fatato, in cui il sovrannaturale e il gotico prendono il sopravvento. Un’avventura non priva di colpi di scena, fughe, strategie e lotte per la sopravvivenza, in cui i difetti diventano pregi e le insicurezze punti di forza da cui ripartire per fare la rivoluzione. Tuttavia ciò che svanisce leggermente nella seconda metà del film, densa di effetti speciali, CGI e una fantastica battaglia in stop motion, è proprio quell’approfondimento sui bambini speciali, di cui vorremmo sapere assolutamente di più e che dovrebbe essere fondamentale ai fini del messaggio finale.

Questo deficit allontana un po’ il film dalla profondità che contraddistingue da sempre lo sguardo del regista per invece avvicinarlo a un prodotto più commerciale, che si concentra maggiormente sul plot e sull’azione, perdendo l’occasione d’oro di scavare a fondo nelle anime degli speciali.

di Eleonora Piazza
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