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It Recensione


It Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Che ci sia spasmodica attesa per It, è innegabile. Molto probabilmente è l’horror più carico di aspettative della stagione: la trasposizione di un libro di 1200 pagine a opera del maggiore scrittore contemporaneo, da molti ritenuto il suo capolavoro; un libro che circola sulla piazza dal 1986 e che milioni di persone hanno riletto sino a impararne interi brani a memoria.

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Voto Silenzio in Sala: 4.0/5
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Non è una cosa da sottovalutare. Perciò, da quando è stato annunciata la messa in cantiere del film, si sono subito scatenate le agitazioni, fomentate a ogni dettaglio trapelato: lo svolgersi dell’azione spostata dal 1958 al 1989; l’idea di trasporre il libro in due film ognuno legato a un piano temporale unico; l’annuncio di Bill Skarsgård come Pennywise e le sue prime foto in costume.

«Ma non assomiglia a Tim Curry nella miniserie del 1990!» ha avuto il coraggio di dire qualcuno. Eppure nel romanzo il clown è descritto come «un incrocio tra Ronald McDonald e Bozo, con ciuffi spettinati di capelli arancioni. Il sorriso dipinto sulla faccia bianca era rosso. Indossava un ampio costume argentato con enormi bottoni arancione a pompon e sulle mani aveva guanti da cartone animato». Quando il film è uscito lo scorso 8 settembre nella maggior parte del mondo sono fioccate una serie di recensioni perlopiù positive che non hanno fatto altro che alimentare tale attesa. Ebbene, finalmente ci siamo, It sta per uscire anche nelle sale italiane.

Derry, Maine, estate del 1989.

Ritornerete bambini, provando le stesse paure ancestrali e le medesime emozioni cristalline vissute dai giovani protagonisti. Pochi altri film sono riusciti a cogliere tali sentimenti in maniera così fulgida, il che non è affatto cosa da poco.

Durante le vacanze estive un gruppo di ragazzini, proclamatosi il Club dei Perdenti, intuiscono che nella loro città stanno avvenendo inspiegabili sparizioni di bambini collegate tra loro dalla presenza di un inquietante clown.

C’è una scena in It, a cui assistiamo dopo circa 45 minuti, che ti prende lo stomaco e te lo attorciglia con violenza. La scena in cui i Perdenti sono (quasi) tutti riuniti alla cava, in mutande, in cima a uno strapiombo; arriva Beverly, si spoglia con nonchalance e si tuffa in acqua, seguita dai cinque ragazzi. Delicate note di piano crescono in sottofondo e per circa un minuto sono solo immagini, musica e questo gruppo di ragazzini che giocano spensierati in un pomeriggio d’estate. Questa sequenza nel libro non esiste, eppure ne racchiude in maniera talmente perfetta l’essenza.

Il nocciolo della questione è proprio questo: It non è un adattamento fedele (per assurdo lo era molto di più la miniserie degli anni ’90), molti elementi vengono cambiati, alcuni completamente stravolti (il padre di Henry è lo sceriffo). Eppure per chi ha letto e amato il romanzo non c’è un solo secondo in cui, guardando il film, si possa dubitare che sia un'opera di Stephen King.

Il concetto cardine su cui costruire un adattamento cinematografico è quello di plasmare le scene originarie nel modo più congeniale al linguaggio utilizzato (le immagini in questo caso) mantenendo però intatto lo spirito dell’opera. Ecco, da questo punto di vista possiamo dire che Andy Muschietti ha compiuto un piccolo miracolo. Perché, nonostante la maggior parte delle trasformazioni fisiche di It siano state tagliate e nonostante le storyline di Victor e Belch siano oggettivamente tronche; nonostante non si sia alcuna “dighetta di merda”, nessun Chud e nessun rito del fumo, per ognuna di queste carenze c’è un magnifico escamotage narrativo, una citazione, un rimando che viene colto solo da chi il romanzo lo ha letto e riletto. La maglietta della Trucker Brothers, la tartaruga di Lego, un’inquadratura che indugia davvero troppo su una tana di Morlock, BEEP-BEEP Richie! sono dettagli insignificanti, ma che accrescono la profondità e la coerenza di questo mondo.

L’intera storia ruota attorno a due sentimenti cardine: amicizia e paura. Si perdono anche la maggior parte delle metafore presenti nel libro (la paura di diventare adulti e i riti di passaggio da un’età all’altra, qui solamente accennati) ma anche così tutto funziona alla perfezione. Perché ogni scena è basata solo e unicamente su uno di questi due concetti. Talvolta si contrappongono nel giro di qualche secondo in maniera tanto brusca da risultare spiazzante, eppure incredibilmente efficace per rendere al meglio la capacità di un bambino di sdrammatizzare una situazione orribile.

Nell’introduzione del romanzo Stephen King scrive: «Ragazzi, il romanzesco è la verità dentro la bugia, e la verità di questo romanzo è semplice: la magia esiste». Ebbene, andate a vedere It a cuor leggero, cercando di lasciare a casa qualsiasi preconcetto, e fatevi avvolgere da questa magia. Ritornerete bambini, provando le stesse paure ancestrali e le medesime emozioni cristalline vissute dai giovani protagonisti. Pochi altri film sono riusciti a cogliere tali sentimenti in maniera così fulgida, il che non è affatto cosa da poco.

di Marco Filipazzi
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Vito302 | 11:45 05/11/17

Forse sono troppo vecchio per sobbalzare dalla poltrona per un clown - eccetto quando sta fermo col palloncino - generato al computer, ma questo nuovo It così ipercinetico e pieno di effetti speciali mi ha provocato una sequenza infinita di sbadigli. Con tutti i suoi difetti di scrittura e regia, a mio modo di vedere la versione di Tim Curry - specialmente la prima parte - resta inarrivabile.

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