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Recensione Silenzio in sala
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Che ai puristi dell’horror piaccia o meno, è ormai evidente e innegabile il fatto che James Wan sia riuscito a donare nuova linfa al genere. Il suo stile si è affinato a tal punto da imprimersi in maniera radicale nell’immaginario collettivo dando origine, per la seconda volta nella sua carriera, a un vero e proprio sottogenere.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
Voto utenti: 3/5

All’inizio degli anni 2000 con Saw - L'enigmista aveva sdoganato il torture rendendolo mainstream; una corrente horror che prolificò sia con 6 sequel della saga (più un ottavo capitolo in arrivo ad Halloween) sia con una serie di film dai tratti simili e dall’esito più (Hostel) o meno (Captivity) riuscito. Con gli anni James Wan ha poi abbandonato la violenza in favore di una caratura stilistica – sia visiva che narrativa, il primo banco di prova è stato il poco conosciuto Dead Silence – con cui ha potuto sfoggiare la propria maestranza tecnica raggiungendo l’apice in un dittico di film molto simili tra loro: nel 2010 con Insidious (due sequel già all’attivo, un terzo in lavorazione) e nel 2013 con L'evocazione - The Conjuring (capostipite di un nascente universo cinematografico che al momento conta 4 film più altri 3 in fase di sviluppo). Da un punto di vista cinematografico James Wan non inventa nulla di nuovo, ma ridefinisce in maniera marcata il concetto di horror mainstream, lavorando per sottrazione: diminuisce il budget per massimizzare i profitti, lavora sulla suggestione piuttosto che sull’impatto visivo e fa delle atmosfere gotiche dei vecchi film anni ’50 e ’60 il punto focale.

Questo nuovo cinema horror, che si è trasformato in pochi anni in una vera e propria corrente cinematografica, si basa perlopiù su drammi famigliari e presenze maligne provenienti dall’aldilà che infestano case o feticci. La narrazione è tenuta in bilico su silenzi e tensione, suggellata da un comparto sonoro curatissimo a base di scricchiolii, risate provenienti da dietro la porta, silenzi assoluti che preannunciano uno spavento e una fotografia che fa del buio un pozzo abissale in cui si annida ogni genere di malvagità (Lights Out - Terrore nel buio è basato interamente su questo concetto).

Da tutto ciò nasce Annabelle 2: Creation, che si prefigge di indagare le origini della bambola maledetta. Il film inizia presentandoci i conugi Mullins, giocattolai fabbricanti di bambole, colpiti dal tragico lutto della figlia Annabelle deceduta in un incidente stradale. Dodici anni dopo decidono di aprire le porte della loro grande casa rurale per ospitare sei ragazzine orfane e la loro tutrice, suor Charlotte. Inutile dire che la loro presenza non passerà inosservata agli spiriti che infestano la casa.

La regia del film è stata affidata a David F Sandberg che la scorsa estate aveva esordito con un lungometraggio proprio prodotto da James Wan (il già citato Lights Out - Terrore nel buio) segno che il regista malese l’ha preso sotto la propria ala.

Un buon prodotto che riesce a strappare un paio di sobbalzi e che regge sia come film a sé stante, sia come tassello del Conjuringverse.

Dal canto suo Sandberg dimostra di essere un ottimo mestierante, dando prova di saper costruire la tensione in maniera graduale e molto più efficace rispetto al suo debutto. La prima parte del film è una lenta escalation in cui la tensione si tende scena dopo scena, notte dopo notte, grazie allo sfoggio di tutto il campionario più classico e creepy possibile: bambole dagli occhi vitrei, giocattoli di legno immobili nell’oscurità, modellini che si illuminano all’improvviso. E ancora, pavimenti scricchiolanti, porte cigolanti, sussurri indistinti, misteriosi passi che riecheggiano lungo il corridoio deserto. L’inquietudine del non visto e la suggestione che qualcosa possa accadere da un momento all’altro sono dilaganti e per assurdo il film perde mordente proprio quando i fantasmi si palesano in maniera più concreta mano a mano che si avvicina la spiegazione finale.



Nel complesso Annabelle 2: Creation è un buon prodotto che riesce a strappare anche un paio di sobbalzi – cosa non così scontata al giorno d’oggi – la cui storia regge sia come film “a sé stante” sia come tassello calato nel complesso mosaico che la New Line Cinema sta creando con il suo Conjuringverse. Un universo cinematografico assolutamente non programmato all’uscita del primo L'evocazione - The Conjuring ma che si fa sempre più coeso film dopo film e desta l’attenzione per il prossimo capitolo: The Nun , previsto per l’estate 2018, incentrato sulla diabolica suora vista in The Conjuring - Il caso Enfield.

di Marco Filipazzi
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