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Sognare è Vivere Recensione


Sognare è Vivere Recensione

Recensione Silenzio in sala
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La storia di una donna, forte, ostinata e sognatrice. Ma sopratutto di una madre: la madre dello scrittore Amos Oz.

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Voto Silenzio in Sala: 4.0/5
Voto utenti: 3/5

Da narratore Amos scruta e descrive una donna magica, capace di trasformare tutto in una storia fantastica. Tra un matrimonio infelice e la noia della quotidianità, Fania (Natalie Portman) vuole molto di più. Con la sua storia si sviluppa anche quella di una nazione: l'indipendenza dello stato di Israele. Un'indipendenza che può deludere.

Basato sul best seller del 2004 di Amos Oz, Una storia di amore e tenebra, quello che vediamo sullo schermo è la nascita di uno scrittore che, ancora in giovane età, deve riempire il vuoto dato dalla perdita della madre. Una madre molto speciale, una personalità sensibile e intellettuale, con un amore per la cultura e per il libri, che faranno diventare il piccolo Amos lo scrittore di fama mondiale che tutti noi conosciamo, influenzando il suo stile e il suo modo di narrare. Sognare è Vivere è un romanzo di formazione, ma descriverlo come tale sarebbe superficiale: la storia di un ragazzo che sta crescendo e la storia di una nazione, attraverso il racconto di una donna unica. Una madre che, prima di andare a dormire, narrava al figlio di mondi magici ed esotici, senza l'aiuto della carta stampata ma solo grazie alla sua immaginazione.

Natalie Portman ci porta all'interno dell'animo di una donna forte ma sensibile: usa la macchina da presa come un pennello, regalando una regia lieve ed elegante.

Una donna che doveva lottare contro il gap generazionale con la suocera, che criticava ogni sua mossa davanti al marito. Una donna piena di sogni e di speranze, innamorata della poesia e della cultura, schiacciata dalla noia e da una nazione che la delude ogni giorno sempre di più. Tutto ciò fa sprofondare Fania in un baratro da cui non riesce più a rialzarsi. Ormai senza speranze e sogni, nemmeno il figlio può risollevarla.

Con il suo esordio alla regia, Natalie Portman ci porta all'interno dell'animo di una donna forte ma sensibile.

L'attrice/regista usa la macchina da presa come un pennello: una regia lieve ed elegante, di grandi e simbolici contrasti cromatici. La fotografia cambia come cambia lo stato d'animo di Fania e si fa sempre più tetra con il passare del tempo: i toni del blu e del verde sono dedicati a Gerusalemme; i toni accesi raccontano le vicende familiari; le storie raccontate da Fania hanno atmosfere oniriche. Natalie Portman non delude né da regista né da attrice: con l'eleganza interpretativa che la contraddistingue, riesce magistralmente a entrare nell'animo di Fania. Una nota di merito va anche al piccolo Amos, l'esordiente Amir Tessler.

di Samantha Ruboni
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