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Recensione Silenzio in sala
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Giulio, ricco ragazzo italiano, viene mandato dalla madre in un esclusivo collegio in Alto Adige dove si costruisce e si educa la classe dirigente del futuro. Non tutto, però, è come sembra: la severità della scuola e la solitudine che domina in quell’ambiente attanagliano il cuore dei ragazzi, a cui rimane solo la notte per sfogare la loro quotidianità ingabbiata.

Il film di Andrea De Sica prova a staccarsi completamente dal panorama cinematografico italiano attuale e si butta su un dramma di genere che evoca atmosfere horror e thriller, all'interno di un discorso di denuncia sociale.

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Eppure non si può affermare che I Figli della Notte sia un esordio particolarmente riuscito. Il regista spalma su 85 minuti una storia che sarebbe stata valida per un corto, interamente poggiata sulla suggestione. E in effetti va dato merito ad Andrea De Sica di aver saputo creare l'atmosfera: con disinvoltura il regista passa dall’horror/thriller (con un’evidente strizzata d’occhio a Shining nell’ambientazione) al drammatico, comprendendo anche l’erotico. Peccato che nessuno di questi spunti vada mai davvero a segno e che, alla fine, il messaggio alla base del film risulti confuso e incerto. Di cosa parla I Figli della Notte? Tra riflessione politica, il tema del rapporto genitori/figli e quello dell'educazione, è impossibile capire dove voglia andare a parare. La sceneggiatura non rende giustizia all'ambiziosa trama e né la scrittura dei personaggi né i dialoghi soddisfano a pieno. La recitazione dei giovani attori, inoltre, non è sempre all'altezza.

Il film di Andrea De Sica prova a staccarsi completamente dal panorama cinematografico italiano attuale e si butta su un dramma di genere che evoca atmosfere horror e thriller.

L'ambiziosa regia non si fa nuocere, ma in ogni caso appare evidente un po' di inesperienza nella gestione complessiva dell'opera. Il primo lungometraggio di Andrea de Sica, unico film italiano in concorso al 34esimo Torino Film Festival, rivela un professionista che deve ancora crescere. De Sica può ripartire da questa poco riuscita opera prima per valorizzare le proprie intuizioni autoriali e le evidenti capacità dietro la macchina da presa. Un punto di partenza potrebbe essere inseguire semplicità e chiarezza, due grandi assenti in questo suo primo film.

di Giovanni Montanari
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