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Recensione Silenzio in sala
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Dopo essersi dimostrati un fenomeno sul web grazie alle loro autoproduzioni Lost in Google, Gay Ingenui e Gli effetti di Gomorra la Serie sulla gente (i loro video hanno totalizzato più di 30 milioni di visualizzazioni) il debutto sul grande schermo dei The Jackal si presentava come un fresco stacco dalla nostra abituale cinematografia. Ovvero l’unione della comicità surreale e scorretta del gruppo a un'ambientazione fantascientifica a base di alieni e astronavi; scelta quantomeno insolita per il nostro cinema.

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Voto Silenzio in Sala: 2.0/5
Voto utenti: 2.5/5

Premesse alimentate dallo stesso cast durante le interviste promozionali, nelle quali a più riprese - e con l'originalità che li contraddistingue - hanno dichiarato il loro amore per la fantascienza classica e per l'immaginario cinematografico degli anni ottanta.

Il film inizia in modo inaspettato, con una sequenza che gioca con i topos del genere sci-fi/tamarro in maniera molto convincente: c'è la bellona mezza nuda in pericolo, l’eroe coatto dalla battuta pronta e l’alieno bavoso fatto di glorioso lattice. Peccato che tutto ciò rimanga fine a sé stesso, diventando mera tappezzeria mano a mano che il film seguita a scorrere. Il più grosso problema di Addio Fottuti Musi Verdi è che, nonostante le ambizioni e le premesse, si impantana quasi subito in un terreno troppo battuto, finendo per rimettere in scena una serie di luoghi comuni del cinema italiano che di originale proprio non hanno nulla, eccetto il contesto.

Ciro (Ciro Priello) fa il grafico pubblicitario, trascina le proprie giornate tra fallimenti e delusioni, una ragazza con la quale non si vuole impegnare e un amico appassionato di fantascienza. Una notte, a causa di un errore dovuto a fumo e alcool, invia il suo curriculum vitae nello spazio e gli alieni lo contattano per un lavoro, offrendogli un contratto a tempo indeterminato. La critica all’Italia di oggi, al precariato e all’insoddisfazione professionale, ai trentenni che vorrebbero essere indipendenti ma che, non trovando un lavoro stabile e gratificante, non riescono a staccarsi dal nido familiare. Questi sono i presupposti da cui la storia si avvia, adagiandosi su una trama da teen movie demenziale che fatica a decollare. Un paio di soluzioni ad effetto, un’appendice che sembra scimmiottare le scene post-crediti della Marvel e una sequenza che, tra montaggio e regia, richiama a gran voce la Trilogia del Cornetto, non sono sufficienti a salvare Addio Fottuti Musi Verdi dalla palude delle commedie stantie.

I The Jackal al cinema non sciacallano nessuno, le loro critiche non lasciano il segno ma soprattutto – cosa ben più grave per un gruppo comico – le risate rimangono nello spazio.

In alcune sequenze pare quasi che i The Jackal vogliano imbastire un film alla Edgar Wright (svariati gli ammiccamenti, soprattutto a La fine del mondo), purtroppo il livello di satira sociale resta sempre bassissimo e le battute scivolano nel facile territorio "della cacca" (in senso letterale) facendo sprofondare il tono da satira a lamentele da bar. La comparsata di due attori cult come Fortunato Cerlino e Salvatore Esposito (Pietro e Gennaro Savastano in Gomorra - La serie) qui ridotti a macchiette caricaturali e l’amichevole partecipazione di Gigi D'Alessio nel finale, danno l'idea del tono generale del film. I The Jackal al cinema non sciacallano nessuno, le loro critiche non lasciano il segno ma soprattutto – cosa ben più grave per un gruppo comico – le risate rimangono nello spazio.

di Marco Filipazzi
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