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The Square Recensione


The Square Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Ancora una volta il cinema parla di arte contemporanea. Ruben Östlund, il regista svedese dell’acclamato Forza Maggiore, si aggiudica con The Square la Palma d’Oro a Cannes e la rappresentanza della Svezia agli Oscar come miglior film straniero.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
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Ma che cos’è The Square? La piazza storica davanti al Museo di Arte Contemporanea di Stoccolma curato da Christian, il nostro protagonista. The Square è anche un’installazione al neon, un perimetro perfettamente quadrato, appunto, incastonato tra i sanpietrini della piazza. All’interno del perimetro, un santuario di fiducia e altruismo, dove tutti hanno uguali diritti e doveri. Sulla strada per andare al museo, dove nel frattempo i suoi collaboratori stanno lavorando per la preparazione dell’inaugurazione dell’opera, il buono ma un po’ narcisista Christian viene derubato del portafoglio e del cellulare. Il tentativo di recuperarlo grazie al gps attivato lo porterà ad affrontare giornate un po’ insolite, mentre continua a gestire la direzione del museo.

Il film si presenta per lo più come un insieme di scene: è assente una vera e propria unità narrativa; e non che debba necessariamente esserci. È reiterato fin quasi all’esasperazione il motto contenuto nell’installazione: in un santuario di fiducia e altruismo tutti hanno uguali diritti e doveri, quasi come se a furia di ricordarlo ciò si realizzasse davvero. Ogni scena è costruita abilmente: alcune di queste sono talmente brillanti nella loro rappresentazione o nella scelta del punto di vista che ti rimangono attaccate addosso finché non ti alzi dalla poltrona del cinema e torni a casa.

Ritroviamo in The Square la fissità disturbante che avevamo già assaporato a fondo in Forza Maggiore.

The Square non è estremamente attuale perché parla di arte contemporanea, ma perché racconta dell’intera società oggi.

Fissità che, più che staticità, trasmette disagio. Fissità che non è qui rappresentata tanto dall’immobilità della camera quanto dall’insistenza nel non voler cambiare inquadratura (vedi il discorso di presentazione che fa uno dei due giovani social media manager) o scena (vedi la performance dell’uomo-scimmia alla cena di gala, che già ci mette a disagio nei pochi secondi che vediamo nel trailer). Scene e inquadrature risultano spesso leggermente più lunghe del convenzionale, quel tanto che basta a far storcere il naso.
Ed è per questo che quando qualcuno con la sindrome di Tourette interrompe un incontro pubblico con un artista ospitato al museo, gridando compulsivamente cose oscene all’artista e alla sua intervistatrice, noi pubblico in sala ridiamo come ride il pubblico della conferenza, smorzando una tensione segretamente annidata nel disagio del non comprendere l’arte contemporanea. E simpatizziamo anche con l’inserviente che inavvertitamente spazza via un cumulo di sabbia facente parte di un’installazione artistica.

Viene da chiedersi se Östlund non fosse a conoscenza dell’episodio avvenuto l’anno scorso a Mannheim, in Germania, dove una donna delle pulizie ha affidato alla nettezza urbana un’intera opera d’arte pensando fosse spazzatura.

Come in Forza Maggiore, dove la domanda era «Come reagirei io in questa situazione?», anche qui ci poniamo lo stesso interrogativo, applicandolo a ciò che ci capita nel quotidiano. L’interrogativo diventa quindi: Ccome reagisco io in queste situazioni?».
Come reagiremmo a questa grassa ragazza rasta che, distribuendo volantini per strada, ci dicesse: «Vuole salvare una vita umana?». Ci rendiamo così conto alla fine che The Square non è estremamente attuale perché parla di arte contemporanea, ma perché racconta la società di oggi (come spiega in maniera eccessivamente didascalica Christian in un monologo verso la fine) e forse, ancora più precisamente, della realtà delle città nel nostro quotidiano.

di Miriam Gregorio
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