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Il Re Scorpione Recensione


Il Re Scorpione Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Nel 2002, dopo il dittico composto da La mummia e il suo sequel, usciti nelle sale nell’esiguo arco temporale di un paio d’anni, la Universal capisce che quel filone narrativo e quei protagonisti hanno esaurito il loro potenziale (almeno per il momento, dato che un terzo capitolo, La mummia - La tomba dell'Imperatore Dragone, giunse fuori tempo massimo a 7 anni di distanza). Ma è ancora decisa a spremere il franchise.

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Voto Silenzio in Sala: 2.0/5
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Così intraprende una delle strade più comode e tanto in voga all’inizio degli anni 2000: quella del prequel. Uno dei personaggi più affascinanti dei film de La mummia è senza dubbio il Re Scorpione, nemico dei protagonisti nel secondo capitolo e relegato ad appena un paio di apparizioni di pochi minuti, nel prologo e nello scontro finale del film. Eppure di grandissimo impatto. Così viene messo in cantiere Il Re Scorpione, primo film ad avere come protagonista assoluto Dwayne Johnson, molto prima che si affermasse come nuova e indiscussa star dei film d’azione moderni e ben 9 anni prima della sua consacrazione a icona action con l’ingresso nel cast di Fast and Furious.

Se ne La mummia - Il ritorno viene presentato il Re Scorpione come conquistatore, questo film racconta l’ascesa del guerriero Mathayus (Dwayne Johnson) come liberatore dei popoli oppressi dal crudele sovrano Mennone. Il problema de Il Re Scorpione è che sembra un film direct-to-video (nonostante il budget di 60 milioni di dollari): approdato al cinema e spacciato come kolossal ma, nonostante un cast di comprimari di buon livello (Bernard Hill reduce dall’interpretazione di Re Theoden ne Il Signore degli Anelli - La compagnia dell'anello e Michael Clarke Duncan, il gigante buono de Il miglio verde) non riesce ad elevarsi a blockbuster d’intrattenimento come i due film che lo hanno preceduto. Alla regia non vi è più Stephen Sommers, già proiettato verso un nuovo film di mostri Universal, quel Van Helsing che gli costò la carriera, ma il mestierante Chuck Russell che di B-Movie ne sa parecchio (vedi Blob – Il fluido che uccide o Nightmare 3 - I guerrieri del sogno). Nonostante il regista ce la metta tutta per imbastire la storia e dare un minimo di dignità ai personaggi, la sensazione che pervade l’intero film è quella di stare assistendo all’ennesimo clone-fotocopia delle avventure del Conan di Milius.

Se ci si isola dal concetto che il film faccia in qualche modo parte della saga de La Mummia (nonostante i riferimenti a essa siano pressoché nulli), Il Re Scorpione appare più simile a un “barbarico-italiano anni ‘80”.

Infatti, se ci si isola dal concetto che il film faccia in qualche modo parte della saga de La mummia (nonostante i riferimenti a essa siano pressoché nulli) Il Re Scorpione appare più simile a un “barbarico-italiano degli anni ‘80”: pellicole nostrane come Conquest di Lucio Fulci o I Barbari di Ruggero Deodato, nate proprio per sfruttare il successo commerciale del film con Arnold Schwarzenegger. Evidentemente però il pubblico gradì l’operazione dato che il film raccolse la bellezza di 120 milioni di dollari e diede il via a una saga parallela con ben tre sequel all’attivo, i quali però uscirono direct-to-video orfani di Dwayne Johnson.

di Marco Filipazzi
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