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Cop Car Recensione


Cop Car Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Dicono che le mode siano cicliche, che a volte ritornino riproponendosi simili a se stesse con solo qualche minima variazione. È ciò che sta accadendo negli ultimi anni all'interno di un certo tipo di cinema — soprattutto horror e fantasy — che è passato dalle citazioni smaccate, dai "meta-film" di fine millennio (da Scream in poi per intenderci) sino a mutare in un vero e proprio "ritorno al passato" in cui vengono resuscitante atmosfere anni '70 e '80.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
Voto utenti: 3/5

Un'operazione complessa che non sempre riesce a restituire quel sapore vintage delle pellicole di un tempo. Perciò Super8 non è diventato il nuovo E.T. L'Extraterrestre, come si erano prefissati J.J. Abrams e Steven Spielberg: perché era intriso di troppa freddezza digitale. Un limite simile a quello di Kung Fury, talmente concentrato sulla propria estetica anni '80 da dimenticarsi del tutto l'atmosfera. Perché la chiave di quel tipo di cinema era proprio il fatto che al centro di esso vi fosse una vicenda che parlava di sentimenti puri: l'amicizia come perno del cinema per ragazzi. Quando registi e sceneggiatori riescono a cogliere questo spirito, nonostante siano trascorsi trent'anni, l'alchimia si replica alla perfezione e regala autentiche perle dal sapore vintage come Stranger Things, Turbo Kid o Cop Car.

Già con il suo film d'esordio, Clown, Jon Watts aveva fatto intuire una particolare attenzione per questo tipo di cinema, riflettendo sugli archetipi della paura all'interno del nucleo familiare, in una pellicola ambientata ai giorni nostri ma di spirito puramente 80s.

Nonostante l'ambientazione sia contemporanea e i due protagonisti, nati nel 2003, rispecchino tutti i cliché dei ragazzi di oggi, quello che si cela sotto Cop Car è la stessa linfa che scorre anche in film come Stand by me o I Goonies.

Un discorso che viene portato avanti anche in Cop Car, suo secondo lungometraggio, dove lo spirito anni '80 emerge forse in maniera ancor più evidente.

Due ragazzini annoiati durante un'estate trascorsa nella sterminata provincia americana, fatta di poche case e molti spazi aperti, si imbattono per caso in una macchina della polizia e decidono di rubarla. Da qui si dipana un film molto intimo, che si svolge nell'arco di mezza giornata, fatto da pochissimi personaggi e ancor meno location.

Prima si accennava all'atmosfera dei film anni '80, al loro cuore pulsante, che è proprio ciò che Cop Car riesce a carpire e mettere in scena. Nonostante l'ambientazione sia contemporanea (e la produzione del 2015) e nonostante i due protagonisti siano nati nel 2003, e rispecchino quindi tutti i cliché dei ragazzi di oggi, quello che si cela sotto la pellicola è la stessa linfa che scorre anche in film come Stand by me o I Goonies. Pellicole per ragazzi, viaggi di formazione attraverso cui i protagonisti maturano (o compiono archi di formazione completi, se vogliamo parlare in termini di sceneggiatura); superano i propri limiti e le proprie paure.

Là erano i bulli più grandi e la banda Fratelli, qui un poliziotto (uno straordinario Kevin Bacon) con più ombre che luci sul proprio distintivi; là vi erano toni piu drammatici o avventurosi mentre qui tutto è virato su sfumature thriller: ma spogliata la pellicola da qualsiasi sovrastruttura ciò che ne rimane è uno squisito ritorno al passato.

di Marco Filipazzi
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