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Paddington 2 Recensione


Paddington 2 Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Il segreto del successo dell’orsetto Paddington è molto antico e risale al significato della fiaba. Le favole dei fratelli Grimm, ad esempio, molto spesso hanno come protagonista una creatura che si contraddistingue per gentilezza, laboriosità e virtù.

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Voto Silenzio in Sala: 3.5/5
Voto utenti: 3.0/5

Qualità che proteggono i bambini buoni da ogni pericolo e che vengono premiate da un inevitabile lieto fine, dopo aver affrontato mille difficoltà.

L’adorabile Paddington, in montgomery blu e cappellino rosso, in questa sua seconda grande avventura, mirabilmente animato da Pablo Grillo e il suo team di animatori Framestore, tanto da renderlo reale quanto i protagonisti umani, andrà nuovamente a segno nel cuore degli spettatori. Perché dietro la sua apparente semplicità si nasconde un enorme lavoro, stratificato nel tempo. Comparso per la prima volta nel 1958 grazie a Michael Bond, autore dell’ultimo libro uscito a gennaio del 2017 (pochi mesi prima della scomparsa), ha visto anche una trasposizione televisiva in una serie inglese, prima di approdare al grande schermo nel 2014, divenendo immediatamente un grande successo.

Paddington 2 conferma Paul King sia da regista che da sceneggiatore. King - già autore del primo film sull'orsetto - non ha voluto ricalcare, se non marginalmente, le vicende e le tematiche dell'episodio 1, che si concludeva con il felice inserimento di Paddington nella sua nuova famiglia londinese. Se nel precedente film il tema principale era l’importanza dell’accettazione e della tolleranza, poiché Paddington era un diverso (animale e proveniente dalle foreste del Perù) che desiderava essere accolto nella tranquilla comunità di Windsor Garden, qui è ormai assodato che i Brown, mamma (Sally Hawkins), papà (Hugh Bonneville) e i due figlioletti (Samuel Joslin e Madaleine Harris) amino il loro nuovo amico e lo considerino un membro effettivo della famiglia.

Accade però che stia sopraggiungendo il centesimo compleanno della cara zia Lucy, che si è presa cura di lui, orfanello, tanti anni orsono e che Paddington voglia ricompensarla con un bellissimo regalo. Mette gli occhi, anzi, le zampette, sopra a un vecchio libro pop-up, che illustra Londra, città che la zia avrebbe tanto voluto visitare e che è custodito in un negozio d’antiquariato. L’orsetto decide di guadagnarsi onestamente la cifra necessaria all’acquisto attraverso lavori utili alla comunità, ai quali si dedica con risultati spesso esilaranti.

Paddington 2 parla ai bambini, ma anche e soprattutto ai grandi che sanno ancora credere in un’umanità migliore.

Ma quel pop up è oggetto della bramosie del malvagio (anche se Nicole Kidman nel film precedente lo era di più), autoreferenziale, narcisista e senza scrupoli Phoenix Buchanam (Hugh Grant), che conosce il segreto del libro. Ma Paddington lo insegue per amore, Phoenix per avidità di fama e successo.

Ne consegue una vera caccia al tesoro, per la gioia dei bambini spettatori. La rettitudine e la spontanea onestà morale di Paddington gli darà occasione di sfoderare le sue qualità e di riuscire a mutare non solo il corso del suo destino, ma persino il carattere degli altri protagonisti.

E qui pulsa il cuore di Paddington 2: potranno la sua gentilezza, la buona educazione, l’indomabile ottimismo e la forza morale vincere di fronte alle tante avversità? Paddington non è solo un tenero e indifeso orsacchiotto, amante dei panini con la marmellata di arance, la sua forza sta nella sua bontà, un valore immenso in grado di scolpire la pietra. Come Charlie Chaplin, come Mr. Smith va a Washington di Frank Capra, Paddington è un idealista, poetico e ingenuo, capace di cambiare il mondo. La fiducia è alla base delle relazioni destinate a evolversi nel senso più elevato. Paddington 2 parla ai bambini, ma anche e soprattutto ai grandi che sanno ancora credere in un’umanità migliore.

di Emanuela Di Matteo
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