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Recensione Silenzio in sala
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Claudia, restauratrice precaria, gestisce un'impresa insieme alle sue amiche e colleghe (Lucia Ocone e Marina Rocco). L'arte, però, non sempre paga.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
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Quindi, in attesa dei finanziamenti statali, la giovane manda avanti l'attività grazie alla pensione della nonna con cui convive (Barbara Bouchet). Improvvisamente l'anziana signora muore nel letto di casa a seguito di un blackout: senza sua nonna, e la pensione, che ne sarà di Claudia e della società Ricreo? Insieme alle sue compagne d'avventura, Claudia decide di mettere il cadavere della nonna in freezer. Non dichiarandone la morte, continuerà a percepire la consueta entrata pensionistica. Tutto risolto, almeno fin quando sulla strada dell'artista non si imbatte Simone Recchia (Fabio De Luigi): un finanziere incorruttibile e goffo.

Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi, giovani registi quasi trentenni, sono alla loro opera prima ma hanno le idee chiare. Se non altro per l'audace idea che accompagna Metti la nonna in freezer: riportare nel nostro Paese la black comedy.

Il rischio c'è, quello di giocare col fato e con la sensibilità del pubblico, ma l'ostacolo viene pienamente superato grazie a un cast corale dalle doti comiche alquanto spiccate.

Lo humor nero, in Italia, si vede poco e si concepisce ancora meno. E invece questi due registi confezionano una commedia che parte da una consuetudine macabra, morire, per trovare uno spunto su cui ridere e su cui parlare dell'attualità. Si parte da un fatto di cronaca, ingannare il fisco per continuare a percepire impunemente la pensione di parenti defunti, per mettere in scena un film politicamente scorretto: risate amare sfiorano l'assurdo, senza mai prestare il fianco alla volgarità.

Il rischio c'è, quello di giocare col fato e con la sensibilità del pubblico, ma l'ostacolo viene pienamente superato grazie a un cast corale dalle doti comiche alquanto spiccate: la struttura solida delle battute permette di poter osare nei dialoghi senza mai trascendere nel turpiloquio; ogni situazione diventa gag, soprattutto per merito della mimica degli interlocutori.

Metti la nonna in freezer guarda all'America con garbo, ma strizza l'occhio anche al cinema anglosassone (La famiglia omicidi) e francese (La pantera rosa): Fabio De Luigi, protagonista assoluto insieme a Miriam Leone, in questo contesto ricorda molto l'ispettore Clouseau. Questo "Peter Sellers nostrano" trova la dimensione dell'eroe buono, maldestro e inconsapevole (la stessa che l'ha reso celebre nei panni di "Medioman", l'antieroe della Gialappa's Band). Anche Miriam Leone è credibile e simpatica nei panni di una restauratrice avvenente e piuttosto impulsiva.

Ma il plauso finale è tutto per Lucia Ocone e Marina Rocco, entrambe in grado di dar vita a reiterate maschere utili a rifinire ogni situazione. Persino laddove non sembrerebbe possibile. Uno sguardo, un verso, una parola, o addirittura uno squillo di telefono, con loro diviene terreno fertile al divertimento. Uno spasso al limite del consentito, capace di fermarsi un attimo prima di cadere nell'esagerazione. Il prodotto è meritevole nel suo complesso, tanto da essere stato scelto per la quarta edizione del progetto "Adotta un film" (promosso da 01Distribution e Rai Cinema) per sostenere i giovani registi italiani. Precedentemente sono stati "adottati" Smetto quando voglio di Sydney Sibilia, Se Dio vuole di Edoardo Falcone e Veloce come il vento di Matteo Rovere.

di Andrea Desideri
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