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Recensione Silenzio in sala
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Norman Oppenheimer è un uomo d’affari che vive a New York vendendo favori e dandosi da fare per soddisfare le necessità di uomini potenti in cambio di riconoscenza e ammirazione. Durante la sua incredibile vita incontrerà un giovane politico israeliano che diventerà Primo Ministro del suo paese ricevendo la visibilità che tanto agognava.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
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«Se le serve qualcosa io gliela trovo» è il motto con cui Norman scala la piramide dei ceti sociali di una città che sembra invece rendere invisibili tutti quanti. Ed è proprio con questa sensazione di invisibilità e inadeguatezza che il protagonista, impacciato e spesso quasi grottesco, si sviluppa non tanto come un affarista e arrivista, ma come qualcuno alla ricerca di un posto nel mondo. Quasi come il Leo Gursky del romanzo La storia dell’amore di Nicole Krauss, Norman cerca disperatamente di farsi accettare e notare, muovendosi tra incredibili frustrazioni e meravigliosi trionfi in una società che divide costantemente in vinti e vincitori, anche laddove non ce ne fosse il bisogno.

Il film di Joseph Cedar, che già si era fatto notare per Footnote con cui a Cannes nel 2011 ha vinto il premio per la Miglior Sceneggiatura, è una commedia dai classici toni yiddish il cui mattatore assoluto è un incredibile, a tratti sorprendente, Richard Gere. Il suo modo di incurvarsi ed entrare nel personaggio, non solo nella mimica e negli atteggiamenti ma anche e soprattutto nell’anima, riesce perfettamente a rompere le barriere tra pubblico e personaggio, creando quell’empatia necessaria alla buona riuscita del film. Perchè ognuno di noi si è sentito solo e invisibile una volta nella vita o perlomeno conosce un “Norman”. E su questo assunto si basa gran parte del film. Le interpretazioni, seppur buone, di Michael Sheen, Steve Buscemi e Charlotte Gainsbourg vengono letteralmente inghiottite da Richard Gere e dalla sua capacità di essere sopra le righe tanto quanto il personaggio richiede.

Non si tratta di un film perfetto - spesso la sceneggiatura non supporta a pieno le doti comunicative di Norman e si ha l’impressione del “già visto” - ma nel complesso funziona e comunica.

Non si tratta di un film perfetto - spesso la sceneggiatura non supporta a pieno le doti comunicative di Norman e si ha l’impressione del “già visto” - ma nel complesso funziona e comunica, ed è in grado di intenerire e in qualche modo riflettere.

di Alfredo De Vincenzo
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