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Tess Recensione


Tess Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Tess, la maggiore di un nugolo di figli, è una giovane contadina della campagna inglese. La famiglia d’origine, costretta a sopravvivere come meglio può, scopre di appartenere alla nobile casata dei D'Urberville: in seguito a questa rivelazione la ragazza viene mandata a cercar fortuna dai parenti ricchi; conosciuto il cugino Alec, ne subisce gli abusi e resta incinta, ma perderà il figlioletto che muore dopo essere stato battezzato dalla madre.

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Voto Silenzio in Sala: 3.5/5
Voto utenti: 3/5

In cerca di lavoro, Tess s'imbatte in Angel Clare, figlio di un pastore. I due si innamorano e si sposano: ma la ragazza, decisa a confessare tutta la verità, durante la prima notte di nozze rivela al marito i suoi infelici precedenti. Angel, inorridito dal passato della moglie, l’abbandona e si trasferisce in Brasile, per poi pentirsi e tornare da lei, che ormai vive con Alec. Decisa a non perdere Angel, Tess ucciderà Alec.

Tess di Roman Polanski - tratto dal romanzo di Thomas Hardy (1891), e vincitore di 3 Premi Oscar (fotografia, costumi e scenografia) - è un film che a distanza di quasi trent’anni dalla sua realizzazione non può lasciare indifferenti. Sebbene l’antieroina emozioni per la passione e l’innocenza che la animano, non è questo l’aspetto più fascinoso della trasposizione: le caratteristiche della protagonista, infatti, sono già interamente delineate nel romanzo. Impressiona, invece, come Polanski riesca a rendere perfettamente la natura del Dorset tanto caro all'autore del romanzo, e la forza del film risiede non soltanto in personaggi che paiono quasi fatalmente “determinati”, ma soprattutto in un'ambientazione - la campagna inglese - che appare lo specchio della vita dell’uomo. Il lieto fine non è ammesso per Thomas Hardy, e Tess non sfugge a questa legge verso la quale, anzi, pare correre incontro.

Nastassja Kinski, bellissima e acerba, dà volto e corpo a un personaggio che precipita nell’ineluttabilità del destino.

Nonostante le vicende raccontate, nessuno è davvero colpevole, sebbene tutti lo siano in quanto esseri umani con un destino.

Il viso dell'interprete non mostra le tracce delle tribolazioni che subisce la protagonista, forse perché la giovane Tess è la personificazione della natura in cui vive, non è mai altro da sè stessa. Il personaggio non è sofisticato, ma “naturale”, appunto. Nessuno degli attori spicca per la propria interpretazione, e in effetti il film funziona proprio per la tragicità dell’insieme, per il clima infelice e per le colpe commesse, a cui nessuno sfugge, neppure il figlio di Tess (nessuno dei protagonisti del film, effettivamente, conclude un'esistenza felice). Sulle piccole esistenze umane, spicca la natura meravigliosa e ostile che accompagna le loro vite: il sole primaverile si affianca al freddo, al fango, al gelo notturno che non lascia scampo.

Roman Polanski, attento ai dettagli e alle sfumature, indugia sui personaggi, anche i meno significativi, innamorandosene, perché tutti hanno una ragion d’essere. Nonostante le vicende raccontate, nessuno è davvero colpevole, sebbene tutti lo siano in quanto esseri umani con un destino. Bellissima la fotografia, straordinarie le luci pittoriche, i grigi invernali e le ombre notturne. Una curiosità: Roman Polanski dedicò Tess alla sfortunata moglie Sharon Tate, che morì tragicamente dieci anni prima dell'uscita del film.

di Angelica Tosoni
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