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Recensione Silenzio in sala
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Alex (Lino Guanciale), i gemelli Oreste (Stefano Fresi) e Giacinto (Libero De Rienzo) e la bella Fanny (Matilde Gioli) sono fratelli cresciuti nella ricca villa di famiglia, in campagna. Molto diversi per aspirazioni e carattere, si vogliono bene, litigano, nascondono segreti e rancori.

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Voto Silenzio in Sala: 3.5/5
Voto utenti: 3/5

La decisione di vendere la casa dell'infanzia, piena di ricordi, per aiutare economicamente Alex, lo scavezzacollo della famiglia, si rivelerà un errore. L'amato padre (Luigi Diberti), in coma da cinque anni, si risveglia miracolosamente proprio poco dopo che la sua casa è stata venduta: il medico afferma che per guarire del tutto è fondamentale che l'anziano genitore torni alla sua vita quotidiana circondato dai ricordi e dagli oggetti a lui più familiari. L'unica soluzione sarà cercare di riavere la villa, ceduta al viscido Zaffarano (Tony Fornari), anche scendendo a impensabili patti. Sarà anche una buona occasione per riaprire dialoghi e porte che sono state chiuse nel rapporto fra fratelli. A completare la cornice familiare c'è l'imperturbabile e provocante badante russa (Nicoletta Romanoff) e Matteo (Michele Venitucci), il marito di Fanny.

I personaggi sono tutti maschere da commedia: stanno bene in piedi, sono soggetti credibili e ben caratterizzati; da quelli bidimensionali fino al buffo e malinconico Luigi Diberti, il padre, coi suoi sguardi teneri e profondi, carichi di indulgenza verso i figli. La piagnucolosa (e bravissima) Fanny ricorda Magda (Irina Sanpiter) di Bianco Rosso e Verdone. Grazie a un cast di attori collaudati, che sanno il fatto loro, e a una solida sceneggiatura, quest'opera prima di Augusto Fornari - già attore di cinema e teatro - si rivela una commedia riuscita, che ha il pregio di non cercare di essere quello che non è.

Nato con lo scopo di generare divertimento e intrattenimento spensierato, il film centra in pieno l'obiettivo.

Ricordiamocelo: far ridere è una cosa seria, per niente facile.

Lo fa senza troppi mezzucci, senza ricorrere a volgarità o stereotipi, ma adoperando lo stesso tutto quello che ha a disposizione. Unico appunto, forse, una presenza eccessiva di contrappunti musicali - inquietante caratteristica comune nel cinema italiano -, finalizzata a sottolineare le emozioni e i cambi di registro, ma che finisce col creare un effetto da filmetto per la TV di cui questa commedia non ha bisogno. La casa di famiglia è una storia di legami familiari non semplici, come lo sono nella realtà, ma ugualmente teneri e delicati; uniti da un filo d'amore che non si perde mai del tutto, perfino nei momenti di odio. Augusto Fornari qualche anno fa aveva già scritto e portato a teatro uno spettacolo omonimo, dal soggetto di Andrea Maia.

Solide basi di scrittura, ottimi attori e gag esilaranti contribuiscono al successo di una tra le migliori commedie italiane del 2017, che si distingue per serietà ed umiltà. Perchè, ricordiamocelo, far ridere è una cosa seria, per niente facile.

di Emanuela Di Matteo
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