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Recensione Silenzio in sala
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Stefano (Marco Ripoldi), Fabrizio (Massimiliano Loizzi) ed Enrico (Walter Leonardi) sono tre filmaker quarantenni, costretti per sbarcare il lunario, a realizzare brevi video su commissione o, peggio ancora, ai matrimoni. Il loro sogno, tuttavia, è un altro: realizzare documentari a tema sociale.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
Voto utenti: 3/5

La grande occasione si presenta quando viene loro proposto da una onlus di realizzare un documentario in Africa su chi tenta l’avventura verso l’Occidente per sfuggire a condizioni di fame e guerra. Purtroppo, prima ancora di firmare il contratto e incassare i 150 mila euro offerti, l’organizzazione per la quale dovrebbero lavorare si ritrova invischiata in uno scandalo finanziario. Il dilemma per i tre amici è chiaro: accettare i soldi sporchi, realizzando così il loro progetto, oppure restare puri e abbandonare i loro sogni di gloria? Realizzato dal Terzo Segreto di Satira, collettivo di autori e videomaker che, dal 2011, realizza sul web e in televisione video di satira sociale e politica, Si muore tutti democristiani è un film godibile che pone al centro il tema del compromesso.
Tutti gli attori, a partire dai tre protagonisti, sono bravi e adatti a realizzare un film di satira graffiante nel quale si ride molto anche se, spesso, si tratta di risate amare. Situazioni che narrano la realtà di un’Italia fatta di precariato e approfittatori, incapace a valorizzare la creatività e la voglia di fare dei giovani e in cui è ancora profondamente radicato il modo di pensare e agire di vecchio stampo democristiano. Una società in cui per emergere o, quantomeno, non morire di fame è necessario piegarsi a compromessi spesso dolorosi, che annullano quei valori etici ai quali molti si tengono aggrappati per potersi guardare ancora allo specchio.

Il film, come detto, è divertente. Realizzato con un umorismo amaro. Situazioni in cui ci si può benissimo ritrovare.

Il film è divertente. Realizzato con un umorismo amaro. Situazioni in cui ci si può benissimo ritrovare.

Siparietti divertenti sono sparsi qua e là. Uno su tutti: quello in cui un dirigente dell’associazione dei partigiani storce il naso alla presentazione di un lavoro realizzato dai tre per comunicare i valori del 25 aprile e della lotta di liberazione. Un video nel quale dovrebbe vedersi un “quarto stato” moderno dove una coppia gay reca in braccio un bambino. Immagini non accettabili per i vecchi iscritti, ai quali è preferibile mostrare, se proprio è necessario, uno dei due uomini della coppia con tratti femminei e capelli lunghi.

Perché, tanto, a 80 anni non ci vedono bene e lo possono benissimo scambiare per una donna. Si muore tutti democristiani, che nel cast annovera anche Paolo Rossi - nella parte di un vecchio dirigente sindacale - e Valentina Lodovini, tosta e incinta moglie di Enrico, pur accusando qualche momento di stanchezza soprattutto nella seconda parte, è un film intelligente, che mostra un paese incapace di svincolarsi da un certo modo di pensare e agire. Un modo "democristiano". Girato in varie zone riconoscibili di una Milano che, a tutti gli effetti, è la quarta protagonista principale, Si muore tutti democristiani è un film che, a suon di battute, ci sbatte in faccia l’ipocrisia di una certa sinistra che a parole si bea con concetti alti quali, ad esempio, l’integrazione razziale. Dall’altra si pavoneggia, come fa Enrico, con l’ombrello da trenta euro acquistato nel negozio di lusso in centro, davanti agli occhi imploranti del cingalese che gli vuole vendere i suoi a quattro.

di Marcello Perucca
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