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Il grande spirito Recensione


Il grande spirito Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Tonino (Sergio Rubini) è un malvivente di vecchia data che, in passato, ha fatto uno sgarro e da allora nessuno più si fida di lui: durante una rapina, infatti, ha deciso di tradire la sua banda, scappando con il malloppo. Per nascondersi dai suoi vecchi compari, fugge per i tetti di Taranto e s'imbatte in Renato (Rocco Papaleo), che si fa chiamare Cervo Nero.

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Voto Silenzio in Sala: 2.5/5
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I due impareranno a conoscersi e di conseguenza a cambiare in meglio. Una commedia melanconica, che parla di malvivenza, ma anche di malattia mentale. Rocco Papaleo - Cervo Nero, vero nome Renato - crede che il Grande Spirito, un dio dei Sioux, di cui lui si crede parte, gli abbia inviato l'Uomo del Destino, ovvero Tonino. Quando questo rimane gravemente ferito, Renato non solo lo cura ma lo nasconde sui tetti di Taranto, isolato dal mondo. È la nascita di un'amicizia tra due outsiders: Tonino, ladro reietto e ricercato dalla polizia; Renato, che per rifugiarsi da una grave perdita avuta in tenera età, ha deciso di diventare Cervo Nero. Sarà una convivenza tra alti e bassi. Alti e bassi anche fisici, dal momento che tutto il film è girato sui tetti di Taranto, in un continuo movimento verticale.

Presentato in selezione ufficiale al Bifest Bari International Film Festival 2019, Rubini torna dietro alla macchina da presa raccontando la storia di una città e un'insolita amicizia.

E la città di Taranto è sempre presente, con i fumi dell'Ilva, tra le righe dei dialoghi e nelle storie dei protagonisti: proprio Renato vive in prima persona una perdita causata dall'imponente fabbrica.

Presentato in selezione ufficiale al Bifest Bari International Film Festival 2019, Sergio Rubini torna dietro alla macchina da presa raccontando la storia di una città e un'insolita amicizia. Cerca anche però di dare un'impronta action a un film che non ne aveva bisogno. Quasi un quarto d'ora d'inseguimento sui tetti è eccessivo per un film che sceglie l'azione solo a sprazzi e che genera una mescolanza di generi eccessiva e straniante.

Anche la durata eccessiva compromette la gestione della storia e del suo ritmo. Il finale, lieto, ma non per questo scontato o melenso, risolleva le sorti della pellicola, che però non convince appieno.

di Samantha Ruboni
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