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Recensione Silenzio in sala
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Dickens - L'uomo che inventò il Natale, del regista inglese di origini indiane Bahrat Nalluri, è il classico film che si colloca nell’ampio filone di pellicole che celebrano il Natale, con elogio alla bontà e ai buoni sentimenti. Ambientato nella Londra vittoriana del 1843, è la storia romanzata del grande e al tempo già affermato scrittore Charles Dickens e di come, seppur colpito dal blocco dello scrittore, riuscì a scrivere nell’arco di soli due mesi il suo racconto più famoso, A Christmas Carol.

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Voto Silenzio in Sala: 2.5/5
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Proprio Dickens ha inventato una serie di personaggi diventati famosi sino ai nostri giorni: come il malvagio Ebenezer Scrooge, che detesta il Natale e obbliga a lavorare il giorno della vigilia il suo dipendente Bob Cratchit; ma il Natale, si sa, fa miracoli e il perfido Scrooge, tormentato dai suoi fantasmi, si ravvede proprio nel giorno della festa più bella, comprendendo tutta la perfidia che, sino ad allora, aveva albergato nel suo cuore.

Il film di Bahrat Nalluri ripercorre il tormento di Dickens - qui interpretato da Dan Stevens - e la genesi del suo capolavoro, tentando di tracciare un quadro il più realistico possibile della Londra dell’epoca. Una città in cui i poveri erano un'infinità e vivevano in condizioni disumane e dove i bambini delle classi inferiori erano costretti a lavorare in situazioni di semi-schiavitù. Dickens, che realmente aveva patito da bambino la povertà e il lavoro minorile, si è sempre mostrato vicino agli “ultimi”, denunciando nei suoi romanzi le condizioni miserevoli in cui i poveri erano obbligati a vivere. Nalluri in qualche modo tenta di far emergere l’essenza della Londra dickensiana, rappresentando una città dai toni cupi e mostrandone le case insalubri, l’aberrazione dello sfruttamento minorile.

Tuttavia il suo tentativo si ferma qui, senza andare oltre l’affresco favolistico e adottando uno stile privo di particolari invenzioni, appiattito sui classici modelli dei film natalizi. Difficile allo spettatore, non andare con la mente a Oliver Twist, il film che Roman Polanski trasse da uno dei più famosi romanzi dello scrittore londinese. Anche lì c’era la Londra vittoriana, cupa e disperata, ma al di là del racconto fedele al romanzo, si percepiva in Polanski la capacità di realizzare un film di denuncia nel quale il protagonista diventava simbolo dell’infanzia negata e della sopraffazione del più forte sul più debole. Tutto questo viene a mancare, di fatto, nella sceneggiatura di Susan Coyne, non all’altezza delle aspettative.

Il film, basato sul romanzo del 2008 di Les Standiford The Man Who Inventend Christmas tuttavia un merito ce l’ha: quello di mostrarci come lavorasse Dickens, chiuso nel suo studio a dialogare a voce alta con i personaggi della sua fantasia, che prendevano vita ai suoi occhi.

Dickens - L'uomo che inventò il Natale, pur avvalendosi di una buona scenografia e di un’efficace fotografia nonché di qualche godibile momento, non riesce a colmare lo scarto esistente tra un film da consumarsi rigorosamente nel periodo festivo e un buon film di denuncia, come invece sarebbe stato nella volontà del regista.

Eccolo quindi interloquire, spesso anche in maniera brusca, con il cattivo Scrooge, ben interpretato da un’icona del cinema inglese qual è Christopher Plummer; o di mostrarci il tormentato rapporto con il padre John (Jonathan Pryce) arrestato per debiti quando lo scrittore aveva solo dodici anni e costringendolo, di fatto, a un’infanzia di povertà e sfruttamento. Dickens - L'uomo che inventò il Natale, pur avvalendosi di una buona scenografia e di un’efficace fotografia nonché di qualche godibile momento, non riesce a colmare lo scarto esistente tra un film da consumarsi rigorosamente nel periodo festivo e un buon film di denuncia, come invece sarebbe stato nella volontà del regista.

di Marcello Perucca
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