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Recensione Silenzio in sala
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Il colto e raffinato scrittore inglese Alan Alexader Milne (Domnhall Gleeson), reduce dagli orrori della Grande Guerra, durante i primi decenni del '900, inizia a scrivere una serie di libri per l'infanzia, lasciandosi ispirare dal figlio, il piccolo Christopher Robin, e dalla sua banda di animaletti di pezza. Nasce così Winnie Pooh, che diventerà un bestseller e un classico della letteratura per ragazzi - paragonato alle opere di un altro inglese della generazione precedente, Lewis Carroll - ma commetterà anche un errore fatale, utilizzando il vero nome del figlio e le sue reali avventure di gioco.

Fotografia fedele e convincente di un'epoca – nella quale, incredibile a dirsi oggi, i bambini non erano al centro del mondo ma godevano di ben poco credito e attenzione, anche quelli ricchi - e riflessione attualissima sull'utilizzo delle immagini e delle informazioni su minorenni da parte dei genitori, che vogliono diventare ricchi e famosi o semplicemente farsi belli tramite l'interesse suscitato dai più piccoli.

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Voto Silenzio in Sala: 4.0/5
Voto utenti: 3.0/5

Nella nostra società contemporanea, fotografie indiscrete e informazioni personali sui social network possono rovinare la vita futura di un bambino: legarlo indissolubilmente a una certa idea o immagine che in futuro non corrisponderà, che gli creerà imbarazzo e che, soprattutto, non è stata volontariamente scelta da lui. Così accadeva anche nel 1926 al piccolo Christopher Milne: inizialmente contento che il papà gli dedicasse tanta attenzione e partecipasse ai suoi giochi; in seguito ferito profondamente nella sua più intima identità, sfregiata e data in pasto alla massa nel proprio nome, nelle fotografie per le quali era costretto a posare e nelle abitudini di gioco. Quello che era un idillio – la casa di campagna, la tata affettuosa, una mamma bellissima, un papà di successo – si trasforma in un incubo che assumerà toni sempre più drammatici, dal vero e proprio bullismo a scuola alla fuga disperata di Christopher Robin, ormai ragazzo, verso la nuova guerra, la Seconda Mondiale, preferendo le pallottole e la morte al sudario di eterno bambino con l'orsacchiotto che il padre gli ha involontariamente cucito addosso.

Il film è basato sulla biografia di Ann Thwaite del 1990, AA Milne: The Man Behind Winnie-the-Pooh, che è stata ripubblicata nel 2017 come Goodbye Christopher Robin: AA Milne e Making of Winnie-the-Poo. Simon Curtis, regista e produttore cinematografico inglese, specializzato in biopic e storie vere (conosciuto soprattutto per aver diretto il film del 2011 Marilyn), prova a replicare l’operazione di Neverland - Un sogno per la vita. Film avvincente ed emotivamente coinvolgente, anche se il trauma bellico vissuto dallo scrittore viene riproposto qualche volta di troppo, Vi presento Christopher Robin prende spunto da una vicenda reale e da un peculiare momento storico per descrivere un disagio e un pericolo universale: la mancanza di rispetto e di tutela del bambino, proprio da parte di coloro che dovrebbero assumersi il ruolo di proteggerlo e difenderlo, i genitori. Le tante fotografie di minori in assurde pose su Facebook, vi ricordano qualcosa...?

Il film prende spunto da una vicenda reale e da un peculiare momento storico per descrivere un disagio e un pericolo universale: la mancanza di rispetto e di tutela del bambino.

di Emanuela Di Matteo
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