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L'Atalante Recensione


L'Atalante Recensione

Recensione Silenzio in sala
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La notizia è di quelle che non possono non rendere felici. A gennaio uscirà nelle sale (e successivamente in dvd e blu-ray) la versione restaurata in 4K dalla Gaumont, in collaborazione con La Cinémathèque française e la Film Foundation, del film di Jean Vigo L’Atalante.

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Capolavoro assoluto del cinema francese, che il regista realizzò nel 1934 su un soggetto di Jean Guinée e su una sceneggiatura scritta in coppia con Albert Riéra. Vigo, poi, morì a soli 29 anni; circa un mese dopo la prima proiezione del suo film.

La storia è semplice. Jean (Jean Dasté), il capitano di una chiatta che solca i canali francesi, prende in sposa Juliette (Dita Parlo), una ragazza di campagna, portandola a vivere con sé sul barcone insieme al vecchio marinaio Pére Jules (magistralmente interpretato da Michel Simon, una delle star del cinema d’Oltralpe di allora), a un giovane mozzo e a una nutrita schiera di gatti. La vita dei due sposi scivola ben presto nella noia e Juliette, infastidita dalle scarse attenzioni del marito e dalla sua ossessiva gelosia, decide di scendere a terra per visitare Parigi. Jean, indispettito, lascerà la Ville Lumiere, solcando verso altre destinazioni e abbandonando Juliette al suo destino. Tuttavia, caduto in depressione, Jean tenterà di ritrovare la sua sposa.

La pellicola uscì nelle sale con il titolo di Le Chaland qui passe (da una famosa canzonetta dell’epoca), mutilata di alcune scene eliminate dalla produzione: solamente molti anni dopo, a seguito di accurate ricerche, venne riproposta una versione abbastanza fedele all’originale voluto da Jean Vigo. La bellezza di L'Atalante sta nella forza espressiva delle immagini, che si avvalgono di una fotografia in bianco e nero, che valorizza personaggi e ambiente circostante: una sorta di quarto personaggio del film.

Un‘opera che ancora oggi, a più di ottant’anni di distanza, conserva intatta un'intensa carica erotica ed emotiva nei corpi di Jean e Juliette che, separati fisicamente, si struggono di desiderio.

Alcune scene sono autentici capolavori di stile. Come il corteo nuziale all’inizio del film, che termina con la chiatta che parte sotto gli occhi di amici e familiari, che si stagliano contro il cielo in controluce, rendendo particolarmente solenne e, al tempo stesso, drammatico il momento e il tuffo in acqua di Jean a cercare la sua sposa, che apparirà come una visione sorridente e spettrale.

In Francia la cinematografia di quegli anni era caratterizzata da un nuovo modo di narrare, che sviluppava temi legati soprattutto alla realtà e alla critica sociale, il cosiddetto “realismo poetico”. Sono gli anni d’oro di Jean Renoir e Marcel Carné, fra i massimi esponenti del cinema realista francese.

L’Atalante, al contrario, sembra discostarsi da questo filone: pur immergendo i personaggi in un paesaggio assolutamente reale - la città con le sue luci e le sue attrazioni, la campagna desolata, i canali francesi spesso avvolti nella nebbia – rende gli stessi come circondati da un’atmosfera surreale, carichi di una potenza immaginifica che travalica la realtà. Così, a dominare su tutti, è la figura di Pére Jules, che ha girato il mondo, suona la fisarmonica e vive in una cabina piena di gatti e di oggetti recuperati in ogni continente; questi appariranno, agli occhi dell’innocente Juliette, meravigliosi e straordinari, una sorta di chiave per aprire la porta dei propri sogni e della propria immaginazione.

Qui la prova di Michel Simon è straordinaria: rende il personaggio di Pére Jules allo stesso tempo folle e ben ancorato alla realtà. L’Atalante è un‘opera che ancora oggi, a più di ottant’anni di distanza, conserva intatta la sua intensa carica erotica ed emotiva che si esplica nei corpi di Jean e Juliette che, separati fisicamente, si struggono di desiderio. Il film, che si avvale anche della fondamentale presenza dell’operatore Boris Kauffmann, fratello di Dziga Vertov, è l’ultimo, grande atto di un cineasta che, con la sua morte precoce, ha privato il cinema del suo genio e delle sue straordinarie capacità artistiche. Ora lo potremo rivedere in una versione ancor più fedele a quella realizzata da Jean Vigo e nella resa ottimale dell’alta definizione.

di Marcello Perucca
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