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Recensione Silenzio in sala
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27 Agosto 1979, Tenuta dell’Agnata in Sardegna. Nella notte due banditi irrompono in casa e sequestrano Fabrizio De André e Dori Ghezzi, portandoli verso Supramonte dove rimarranno prigionieri per quattro mesi.

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Voto Silenzio in Sala: 3.5/5
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Parte da qui il film per la tv Fabrizio De André - Principe Libero di Luca Facchini, prodotto da Angelo Barbagallo, Rai Fiction e Bibi Film Tv e distribuito nelle sale da Nexo Digital il 23 e 24 gennaio, per approdare su Rai 1 in due puntate il 13 e 14 febbraio prossimi.

Dal prologo il film si tuffa nel passato, nel 1954 a Genova, dove un Fabrizio De André quattordicenne vive la sua vita contestando la scuola dei preti voluta dal padre Giuseppe, frequentando i carruggi della città vecchia e ottenendo in regalo dalla madre - anche se nel film, per esigenze di sceneggiatura figura come un dono paterno - la sua prima chitarra. Da qui il lungo film di Luca Facchini, circa tre ore e un quarto di durata, prende il volo attraversando oltre quarant’anni di vita di uno fra i più importanti cantautori italiani, sicuramente fra i più amati e rimpianti per ciò che ha fatto e che avrebbe potuto ancora regalare se un cancro non lo avesse portato via all’età di 59 anni, l’11 gennaio 1999.Realizzare un film su De André non deve essere stata cosa facile e va detto che l’operazione, voluta dalla moglie Dori Ghezzi, è pienamente riuscita. Soprattutto grazie alla capacità di regista, sceneggiatori Giordano Meacci e Francesca Serafini e di tutti gli attori del cast a non scadere nel pericolo reale di santificare un personaggio così ingombrante come quello di De André; o, al contrario, a non banalizzarne la figura, rispettandone la grandezza artistica, la profonda umanità e la ricerca costante della libertà, violentemente negata in quei quattro mesi di sequestro.

Un grande merito va in primis a Luca Marinelli, bravissimo attore, fra i migliori del cinema italiano attuale, che interpreta Fabrizio con il rispetto dovuto, realizzando un personaggio che non può essere De André ma una sua idea, un pensiero. Il De André di Marinelli, che volutamente resta immutato fisicamente nel corso di tutto il periodo temporale nel quale il film si snoda, è comunque reale e fedele al vero, così come sono credibili tutti gli altri personaggi. I familiari: il padre Giuseppe, interpretato da Ennio Fantastichini; la madre (Laura Mazzi), il fratello Mauro (Davide Iacopini), la prima moglie Puny (Elena Radonicich), Dori Ghezzi (Valentina Bellè) e gli amici: Paolo Villaggio (interpretato da un bravissimo - e impressionante per somiglianza - Gianluca Gobbi), Lugi Tenco (Matteo Martari), Riccardo Mannerini (Tommaso Ragno).

L’impianto del film di Luca Facchini è quello classico della fiction televisiva con una fotografia ampia e coinvolgente che esalta gli spettacolari scenari del mare della Liguria e dell’entroterra sardo, la malinconica bellezza dei vicoli genovesi, abitati da chi, Fabrizio, ha cantato per tutta una vita. Un’opera che si avvale di una accurata ricerca storica e di una storia raccontata in maniera lineare ma mai banale, anche se alcune sottolineature possono, alla lunga, stancare come, ad esempio, il rimarcare per tutto il film il problema di dipendenza dall’alcol che aveva Fabrizio, risolto con grande fatica e dolore solamente dopo la promessa fatta al padre morente.

Quarant’anni di vita di uno fra i più importanti cantautori italiani, sicuramente fra i più amati e rimpianti per ciò che ha fatto e che avrebbe potuto ancora regalare.

Un discorso particolare va fatto per la colonna sonora del film, costituita esclusivamente dalle più belle canzoni di Fabrizio De André, con una digressione su Luigi Tenco e Mozart. Alla calda voce originale del cantautore spesso si unisce quella di Luca Marinelli, che oltre a essere un ottimo attore si rivela anche un bravo come cantante; soprattutto quando interpreta una bellissima versione de Il pescatore. Fabrizio De André - Principe Libero deve il titolo a una frase del pirata Samuel Bellamy riportata sulla copertina del disco Le nuvole: «Sono un principe libero e ho tanta autorità per fare guerra al mondo intero, come se disponessi di cento vascelli sul mare o centomila uomini sulla terraferma». E come il pirata settecentesco, anche De André, nella sua vita, non ha mai rinnegato il suo spirito libero.

Il film di Facchini riesce a ricordarcelo in maniera non scontata, senza farne una agiografia ma cogliendo appieno il senso dell’uomo De André.

di Marcello Perucca
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