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Rachel Recensione


Rachel Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Rachel, del regista di origini sudafricane Roger Michell, è la trasposizione cinematografica di Mia cugina Rachele, famoso romanzo della scrittrice londinese Daphne Du Maurier, ambientato nella Cornovaglia di inizio Ottocento. Il piccolo Philip Ashley (Sam Claflin), rimasto orfano di entrambi i genitori, viene cresciuto come un figlio dal cugino Ambrose, il quale anni dopo sposerà Rachel (Rachel Weisz), una donna molto affascinante con la quale andrà a vivere in Italia.

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Ben presto, tuttavia, Ambrose morirà lasciando tutti i suoi possedimenti a Philip, il quale potrà disporne solo al raggiungimento della maggiore età, a 25 anni. Raggiunto in Inghilterra da Rachel, Philip nutrirà dei sospetti sulla donna, ritenendola responsabile della scomparsa di Ambrose, nonostante l’avvocato Rinaldi (Pierfrancesco Favino) cerchi di convincerlo che il cugino sia morto di tumore. Philip deciderà quindi di vendicarsi su Rachel per la morte di Ambrose. Ma non potrà evitare di innamorarsene, a sua volta, lasciando alla donna l’intero patrimonio che è in procinto di ereditare. Ben presto anche Philip, respinto da Rachel, inizierà a provare malesseri fisici sempre più intensi che lo indurranno a sospettare della vedova. Gli sarà di sostegno solo la giovane Louise, figlia del tutore testamentario di Philip e di lui perdutamente innamorata.

Il film di Roger Michell si sviluppa sui binari del melodramma, venato da atmosfere noir e sorretto da una fotografia piuttosto estetizzante che descrive in maniera accurata gli ambienti della borghesia inglese di inizio Ottocento. L’ambiguità di fondo di Rachel viene messa in evidenza dalla sceneggiatura dello stesso Michell che mantiene sempre un alone di mistero sulla figura della protagonista, impedendo di arrivare a capire fino in fondo se – e quanto – questa donna sia veramente responsabile della morte del marito.

Un melodramma venato da atmosfere noir e sorretto da una fotografia piuttosto estetizzante.

Eppure il film non decolla. Non viene resa appieno la forte tensione che, al contrario, è palpabile nel romanzo. Tutto appare piuttosto scontato, piatto.

Niente di paragonabile alla prima versione cinematografica del libro, Mia cugina Rachele di Henry Koster, del 1952: in quel caso, grazie anche alle prove magistrali di Richard Burton e Olivia De Havilland, si poteva percepire in maniera netta la vera essenza dell’opera letteraria. Purtroppo il remake di Roger Michell è solo un lontano parente dell'originale del '52.

Rachel fatica anche a reggere il confronto con altri grandi film tratti dai romanzi di Daphne Du Maurier, su tutti Rebecca, la prima moglie (1940) e Gli uccelli (1963), entrambi realizzati dal grande maestro Alfred Hitchcock.

di Marcello Perucca
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