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Recensione Silenzio in sala
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Taika Waititi, classe 1975, neozelandese di padre maori iniziò a farsi conoscere militando all’interno del gruppo comico So you’re a man quando ancora studiava teatro all’università. Jemaine Clement, 1974, anche lui neozelandese, ma maori da parte di madre, conosce Waititi all’università e terminati i corsi fondano il duo The Humorbeats, vincendo nel 1999 il più importante premio assegnato in Nuova Zelanda ai comici.

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Voto Silenzio in Sala: 3.5/5
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I due però non si fermano al solo teatro, ma iniziano a spingersi sempre più verso il cinema, realizzando cortometraggi come autori, registi e interpreti.

Nel 2005 Waititi (in solitaria) riceve la candidatura agli Oscar nella categoria miglior cortometraggio con Two Cars, One Night e l’anno successivo debutta come regista di un lungo (in coppia con Clement) nella commedia romantica Eagle VS Shark. Ma la vera consacrazione a livello mondiale, il film che li impone all’attenzione del grande pubblico, avviene nel 2013, quando i due sviluppano in un lungometraggio (il terzo diretto da Waititi) le idee che già avevano messo in scena già otto anni prima nel corto Interviews with Some Vampires.

Vita Da Vampiro - What We Do In The Shadows stato presentato in Italia alla 32esima edizione del Torino Film Festival 2014 aggiudicandosi il premio per la Miglior Sceneggiatura; l’anno successivo ha trionfato, grazie al premio del pubblico, al Trieste Science+Fiction Festival. Ora, grazie a Midnight Factory, sbarca finalmente sugli scaffali del mercato home video. Il film unisce sapientemente l’abusata tecnica del mockumentary con l’altrettanto abusato vampiro cinematografico, frullando il tutto con una dose di comicità e autoironia davvero sopra le righe. Al centro della vicenda quattro vampiri alle prese con la convivenza, resa ostica dai loro variopinti caratteri. Ognuno è infatti l’incarnazione di una diversa mitologia dell’immaginario comune. Perciò abbiamo il dandy del XVIII secolo (interpretato dallo stesso Taika Waititi), il Dracula sanguinario con il gusto della tortura (Jemaine Clement), il vampiro iracondo e rissoso (Jonathan Brugh) e infine l’anziano Nosferatu (Ben Fransham, che a farsi coprire di make-up ci ha preso gusto interpretando Eligos in Ash vs Evil Dead e Red Wraith in The Shannara Chronicles).

Il film unisce sapientemente l’abusata tecnica del mockumentary con l’altrettanto abusato vampiro cinematografico, frullando il tutto con una dose di comicità e autoironia davvero sopra le righe.



Il tutto è narrato come se fosse una videointervista. Ed è incredibile quanto questa pellicola risulti ben bilanciata; quanto al contempo riesca a essere rispettosa della mitologia vampiresca – senza reinventarla o virarla in smielati film per teenager dove i non-morti luccicano al sole! – pur dissacrandola senza ritegno. Quello che Waititi e Clement mettono in scena è una sorta di scoglio culturale su cui si infrangono stili di vita arcaici e leggende che per secoli abbiamo assimilato senza mai porci alcuna domanda. O, come sostenuto dai suoi stessi autori, è la risposta a quelle domande che nessuno ha il coraggio di porre.

Ad esempio dal folklore popolare sappiamo che i vampiri non riflettono la propria immagine, perciò come ci si può preparare a una serata senza potersi specchiare? La risposta sta in una delle scene che da sole valgono la visione del film.

di Marco Filipazzi
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