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Recensione Silenzio in sala
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La visione di un film come Il sacrificio del cervo sacro del regista greco Yorgos Lanthimos non può lasciare indifferenti. Nel bene e nel male.

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Voto Silenzio in Sala: 3.5/5
Voto utenti: 3/5

Opera spiazzante sin dalle battute iniziali, quando sullo schermo, dopo un lungo quadro nero accompagnato dalle maestose note dello Stabat Mater di Franz Schubert, appare il primo piano di un cuore umano pulsante durante un’operazione chirurgica. Quell’organo batte ritmicamente per vari secondi, con le pinze del cardiologo che operano sulla ferita aperta. Poi tutto torna a una apparente normalità e, qualche minuto dopo, chirurgo e anestesista, terminato il lavoro, passeggiano per i corridoi dell’ospedale discorrendo di costosi orologi da immersione. Il sacrificio del cervo sacro, nelle sale dalla fine di giugno, è un film che si pone a metà strada fra il thriller psicologico e l’horror, in cui la vita del protagonista principale – Steven, il cardiologo interpretato da Colin Farrell – e della sua famiglia composta dalla moglie Anna, medico anch’essa (Nicole Kidman), dalla figlia adolescente Kim e dal figlio più piccolo Bob, scorre apparentemente tranquilla, in un ambiente alto-borghese. Non si percepisce vitalità nei rapporti familiari. I dialoghi fra i quattro sono compassati, spesso appaiono freddi e gli accoppiamenti sessuali fra marito e moglie avvengono simulando una sala operatoria, in cui l’uomo approfitta della donna che finge uno stato di anestesia totale. Ma nella vita di Steven c’è un non detto: un ragazzo di nome Martin, con il quale intrattiene, all’insaputa di tutti, rapporti dei quali non riusciamo a comprenderne fino in fondo la natura.

La sceneggiatura è realizzata in maniera tale da procedere per gradi verso situazioni sempre più irreali che, anziché scadere nel ridicolo, riescono a indurre uno stato di perenne ansia nello spettatore.

Martin, che piano piano inizierà a mostrare atteggiamenti aggressivi nei confronti di Steven, è colui che farà virare il film verso la tragedia, sconvolgendo la vita del medico e dei suoi familiari sino al drammatico epilogo.

Raccontato così, senza svelare altro per ovvi motivi, il film del regista ellenico sembrerebbe uno di quei tanti thriller visti svariate volte al cinema. E invece la sceneggiatura - opera dello stesso Yorgos Lanthimos e di Efthymis Filippou, vincitrice a Cannes nel 2017 - è realizzata in maniera tale da procedere per gradi verso situazioni sempre più irreali che, anziché scadere nel ridicolo, riescono a indurre uno stato di perenne ansia nello spettatore. A questo contribuisce molto l’ottima recitazione del giovane Barry Keoghan (già visto in Dunkirk), che interpreta un Martin dall’atteggiamento mellifluamente inquietante. Film di espiazione e vendetta, dove la colonna sonora con le musiche di Schubert, Bach e, soprattutto, del compositore ungherese György Ligeti (molto utilizzato da Stanley Kubrick), riescono a esaltare la drammaticità del film.

Il sacrificio del cervo sacro si ispira alla tragedia greca, rifacendosi all’Ifigenia in Aulide di Euripide: alla vicenda di Ifigenia il cervo nel titolo del film fa riferimento; l’uomo è messo davanti alla ineludibile necessità di dover affrontare delle scelte dolorose mentre la Nemesi – rappresentata da Martin – si manifesta in tutta la sua brutale e crudele essenza. Come nel precedente The Lobster, anch’esso interpretato da Colin Farrel, anche in Il sacrificio del cervo sacro Yorgos Lanthimos realizza un film interessante che, con la sua uscita nelle sale, rivitalizza l’asfittico panorama cinematografico dell'estate.

di Marcello Perucca
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