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Recensione Silenzio in sala
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La mancanza di mezzi è il principale problema che tormenta i registi indipendenti e gli autori di tutto il mondo, piccoli e non solo. Persino a Hollywood, la più vicina cosa all'American Dream che si possa immaginare, ci si perderebbe a contare (se fosse possibile) sogni infranti e talenti scomparsi.

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Voto Silenzio in Sala: 3.5/5
Voto utenti: 3/5

Al netto di sporadiche eccezioni, vedere concretizzate idee, storie, personaggi, sembra spesso un'impresa impossibile a fronte della complessità di questioni pratiche legate ai finanziamenti e alle risorse disponibili per poter dare vita alla propria opera. Ma cosa succederebbe se si fosse, invece, in possesso di budget illimitato e zero idee? La risposta esiste già, ed è The Room, film indipendente uscito nel 2003.
All'unanimità, il film più brutto di sempre. Anche il più disastroso in termini di incassi: appena 1800 dollari incassati a fronte dei ben 6 milioni di budget spesi per la realizzazione, il che ne comportò anche una distribuzione limitata ai soli Stati Uniti.

A esattamente dieci anni di distanza dalla sua uscita in sala, Greg Sestero, uno degli attori principali del film, scrive un libro che viene pubblicato col titolo The Disaster Artist: My Life Inside The Room, in cui narra le vicende legate alla produzione di The Room e la problematica amicizia con Tommy Wiseau, mente del film. Non l'avesse mai scoperto James Franco, ormai totalmente impegnato come regista: in un baleno The Disaster Artist viene scritto, girato e presentato in anteprima al South by Southwest Film Festival, ad Austin, nel 2017. Come Wiseau vestiva i panni di Wiseau in The Room, è lo stesso James Franco, in un curioso cortocircuito, a vestire i panni di Tommy Wiseau in The Disaster Artist: l'attore scompare totalmente dietro l'indecodificabile parlata del suo personaggio, nel suo look discinto e nel suo sguardo quasi alienato.

Come fosse una sfida o un gioco, James Franco si dedica anima e corpo (letteralmente) alla delineazione di un'ambigua figura di cui si conosce, nella realtà, poco e nulla: l'inestiguibile passione di Wiseau va di pari passo con le sue capacità finanziarie senza confini.

Oggi che The Room è un film di culto fra le opere trash, oggi che Tommy Wiseau sale sul palcoscenico dei Golden Globes e rilascia interviste, in The Disaster Artist c'è spazio anche per una riflessione, ancor più triste, sul debolissimo rapporto di co-occorrenza che c'è fra successo e talento.

Ciò che rende tragicomica la sua storia, perfettamente riespressa mediante la performance di James Franco e la sua regia un po' sgrammaticata e raffazzonata (l'unica possibile per raccontare la genesi di The Room), è che alla genuinità dell'entusiasmo e di una creatività - ai suoi occhi indiscutibile - non corrisponde un effettivo talento. Nemmeno un briciolo. Un po' come la Tonya di Gillespie, Wiseau è un individuo che aspira alla fama come status e non come necessario altro lato del successo e del lavoro, illuso dall'apparente facilità con cui il trionfo nello showbusiness viene venduto al pubblico.

James Franco incastra il rapporto d'amicizia fra Greg Sestero e Wiseau all'interno delle disastrose vicende sul set, affidandogli un ruolo determinante.

Perché Greg è un bravo attore (il convincentissimo Dave Franco è una rivelazione), non è come Wiseau, ma paga lo scotto di essere la parte debole, vittima totalmente e inconsapevolmente inglobata dallo smisurato ego del suo amico. Rinuncia anche all'occasione della vita solo per scortare WIseau verso la sua inevitabile discesa nel ridicolo, che culminerà nella proiezione in sala di The Room tra le risa initerrotte del pubblico. Quel che ne viene fuori è la raffigurazione di un nocivo rapporto d'amicizia morbodo e ingiusto, in cui l'unico con probabilità di successo soccombe silenziosamente al dispotismo dell'altro, senza accorgersene, senza batter ciglio. Forse solo per pena.

L'ingenuità, un po' bambinesca e un po' risibile, l'incapacità di autoanalisi e la totale cecità dinanzi a miraggi di grandezza e di gloria, abbinate alle posture, all'intonazione e alla mimica del suo protagonista, talmente comica da risultare grottesca - piglio che James Franco ricalca fedelmente dall'inizio alla fine, e che riformula in maniera un po' smoderata soltanto in occasione della "scena clou" di The Room - fanno di The Disaster Artist una parabola brillante, spassosa, ma al contempo amarissima del conosciutissimo sconosciuto regista, piovra che trascina giù con sé chiunque incontri. Oggi che The Room è un film di culto fra le opere trash, oggi che Tommy Wiseau sale sul palcoscenico dei Golden Globes e rilascia interviste, in The Disaster Artist c'è spazio anche per una riflessione, ancor più triste, sul debolissimo rapporto di co-occorrenza che c'è fra successo e talento, che tende sempre più verso il ristretto e che con The Room e Wiseau è stato definitivamente slacciato.

di Federica Cremonini
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