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2 gran figli di... Recensione


2 gran figli di... Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Anche se sono fratelli gemelli, Kyle (Owen Wilson) e Peter (Ed Helms) non potrebbero essere più diversi; così diversi che, negli ultimi 4 anni, non si sono mai visti o incontrati. Finché non giunge un'inaspettata rivelazione dalla madre dei due (Glenn Close), che aveva sempre mentito sull'identità del padre.

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Voto Silenzio in Sala: 2.0/5
Voto utenti: 3/5

I due partiranno alla ricerca del genitore "perduto", ma il viaggio sarà ricco di sorprese e scoperte che riguardano proprio il passato della madre.

Al suo debutto come regista con 2 gran figli di..., Lawrence Sher non è affatto nuovo al mondo di quella commedia americana alla Todd Philips: con il dovuto equilibrio, si trova sempre a giusto un passo dal demenziale, senza risparmiarsi qualche efficace instrusione nel non-sense ma senza mai capitombolare nell'idiozia totale. Questo perché proprio Philips stesso ha potuto godere dell'apporto di Sher come direttore della fotografia, quando poteva già vantare nel suo curriculum, fra l'altro, collaborazioni in varie commedie fra cui la romantica La mia vita a Garden State. Presenziando sul set della trilogia di Una notte da leoni), curandone l'aspetto visivo dal primo all' ultimo episodio, il novello regista ha chiaramente appreso qualcosa riguardo il genere: perché 2 gran figli di... non è così differente da un tentativo di riproposizione di quegli stessi stilemi, quelle stesse dinamiche e quel particolare registro che hanno fatto dell'ormai cult saga di Todd Philips un vero prototipo, dal pubblico amato quanto dagli autori emulato. Spesso senza buona riuscita.

Dopo la rilettura al femminile che ne aveva offerto Bad Moms, priva delle trovate comiche e doppiamente deludente perché firmata dagli stessi autori (Jon Lucas e Scott Moore), si fa ritorno con 2 gran figli di... a un mondo maschile fatto di scoperte, ricerche, viaggi (non solo interiori) e battute tutte al maschile. Non c'è posto per figure femminili, eccetto quella di una madre libertina ed esuberante (una Glenn Close in smagliante forma) che ha tenuto celato l'uomo del suo passato che è anche il padre dei suoi due figli, e che è motore di ogni vicenda. Il film di Sher è un buddy movie chiuso in un piccolo cosmo che non conserva spazio per figure femminili, se non passeggere.

Il film di Sher è un buddy movie chiuso in un piccolo cosmo che non conserva spazio per figure femminili, se non passeggere.

Eppure, con la trovata sempre idonea del viaggio in automobile (e in questo è anche un po' road movie), riesce a trattare con leggerezza di problemi generati da quelle stesse figure femminili (stavolta genitoriali) che scelgono di escludere pezzi della propria vita passata da una vita nuova, mirando a un terzo atto in cui vige il prevedibile, ma necessario, ricongiungimento finale e conseguente ricompattamento del nucleo famigliare perduto.

Nella commedia di Lawrence Sher è d'intralcio, però, una sceneggiatura che non riesce a bissare la brillante ironia, così sagace e al contempo sciocca, così trasparente e schietta, del punto di origine e ispirazione che ha rappresentato il cinema esilarante di Jon Lucas, Scott Moore e Todd Philips. Se nella commedia dei tre, infatti, a fare da molla era un espediente semplice (il pretesto della sbronza), in 2 gran figli di... si fa uso del pretesto narrativo di una rivelazione piuttosto significativa per giustificare un susseguirsi di gag (Owen Wilson ne è ormai il re, nel genere) e scene comiche che non convergono in un risultato omogeneo. Il tentativo disperato di strappare una risata a ogni sequenza del film finisce con l'appiattirne il ritmo generale, così monocorde da smorzare presto il divertimento. Se da una parte l'aver reso i personaggi secondari delle funzioni è giustificabile dal genere stesso, dall'altra non si può non additare la mancata delineazione del rapporto fra i due fratelli protagonisti, arrangiato e plasmato su stereotipi, come altro colpevole di una commedia già vista e fin troppo facilotta.

di Federica Cremonini
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